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Nutrizione sportiva: ultime evidenze che sto testando

C’è una grande differenza tra chi pensa e chi fa.

C’è qualcosa che osservo nelle persone che si avvicinano allo sport, alla nutrizione, al miglioramento in generale. Arrivano con grandi aspettative, grandi piani, grandi dichiarazioni. Parlano dei loro obiettivi come se fossero già a metà strada. Si immaginano già sul traguardo.

Il problema è che tra ciò che la mente desidera e ciò che accade nella realtà esiste un gap enorme.

E più ci pensi, meno realizzi. L’overthinking è uno dei nemici più silenziosi della performance. Ti illude di avanzare mentre stai fermo.

Ho passato anni ad osservare questa dinamica, e ad un certo punto ho smesso di girarci intorno.

La realtà, il confronto, il campo gara, il mettersi davvero in gioco, e soprattutto il coraggio di affrontare le proprie paure e le proprie fatiche cambia tutto.

Quella è la via. Non l’unica, intendiamoci. Non ho scritto che “basta buttarsi”.

Il secondo ingrediente, quello che fa davvero la differenza tra chi eccelle e chi rimane senza progressi è lo spirito critico. La capacità di uscire dall’esperienza con un’analisi lucida: cosa ha funzionato, cosa no, cosa posso cambiare. È la combinazione di questi due elementi che produce il miglioramento reale.

Tutto quello che scriverò oggi da qui in avanti è costruito su questa premessa.

Mio padre campione italiano nel mezzo Ironman Triathlon

Settimana scorsa mio padre ha vinto il campionato italiano di triathlon mezzo Ironman nella sua categoria. L’ho scritto non per l’orgoglio personale. Lo racconto perché è la dimostrazione pratica più vicina a me di quello che intendo quando parlo di spirito critico applicato alla performance.

Non è stata fortuna, nè solo talento nascosto che si è manifestato all’improvviso.

È bensì il risultato di un lavoro lungo, fatto di domande, aggiustamenti, test sul campo e dati.

Nel tempo mi ha chiesto più volte come poteva migliorare l’apporto di carboidrati durante la frazione in bici. Siamo partiti da cifre conservative, abbiamo lavorato sulla tolleranza intestinale, sulla combinazione di substrati, sulla distribuzione temporale.

Siamo arrivati a 100 g/ora gestiti con facilità, qualcosa che fino a qualche anno fa sembrava un’impresa esclusiva dei professionisti, e che oggi, con la giusta progressione e soprattutto prodotti giusti, è alla portata di un atleta amatoriale preparato.

In questa gara specifica ha impiegato circa 2h30 nella bici con 1500 metri di dislivello, in condizioni di caldo, assumendo 250 g di carboidrati in questa frazione così distribuiti:

  • 100 g dal VALE100 (3 misurini in borraccia)
  • 60 g da una seconda borraccia con maltodestrine, fruttosio e sali
  • 3 gel da 30 g di carboidrati ciascuno (45’, 1h e 30, 2 h e 15)

Per il sodio ha assunto 2000 mg totali tra gel, sali e VALE100.

Non un dettaglio secondario: in una giornata calda, con gara sopra le 4 ore totali, la gestione degli elettroliti è tanto importante quanto quella dei carbo.

Nella mezza maratona, corsa in 1h38, ha assunto gel da 46 g di carboidrati ogni 20-30 minuti circa, arrivando a circa 90 g/ora, con acqua ai ristori.

Il finale ha un dettaglio che vale la pena raccontare. Aveva dato tutto in bici, convinto di essere secondo nella sua categoria. In realtà, nel trambusto della transizione, aveva già superato il primo a metà percorso bici, che lo aveva preceduto di cinque minuti all’uscita dal nuoto. Quando ha capito la situazione, poteva amministrare la posizione nella corsa.

Poteva correre molto più forte nella mezza, con quel tipo di distribuzione energetica. Ma è arrivato primo lo stesso. Questo è lo spirito critico al lavoro: nei prossimi mesi, quella consapevolezza diventa carburante e stimolo personale per fare ancora meglio.

La mia prima Maratona delle Dolomiti: nuovo obiettivo

Quest’anno ho scelto di fare pochi eventi, ma iconici. La Nove Colli è stata la prima lezione importante della stagione, e mi ha lasciato parecchi spunti su cui riflettere.

  1. Non devo esagerare nella prima parte di gara, anche quando sono tra i primi e la fatica sembra lontana, galvanizzato dalle moto apripista e dalla posizione. Quella sensazione inganna. Poi presenta il conto, con gli interessi.
  2. Devo lavorare meglio sulla tecnica in discesa. Ho notato che i crampi arrivano quando distendo troppo le gambe quasi in modalità stretching — nelle discese, la gamba si rilassa e si raffredda, e proprio lì parte il problema. Non è solo una questione di idratazione o elettroliti: è biomeccanica.
  3. Sprecare il meno energia possibile. Gli aumenti di ritmo devono avere un senso tattico preciso — chiudere un buco, infilarsi in un gruppetto, non perdere la ruota — non essere reazioni emotive dettate dal momento.
  4. I marginal gains contano. Biomeccanica verificata, tecniche di respirazione diaframmatica sotto sforzo, controllo della cadenza per non diventare troppo pesante nelle gambe. Queste cose si allenano, e fanno differenza nel finale.

Ora mi aspetta la Maratona delle Dolomiti: 138 km, 4200 metri di dislivello, sette salite tra le più iconiche d’Italia — Sella, Gardena, Pordoi, Campolongo, Giau, Falzarego. Mur Dl Giat. Il programma del prossimo mese è costruito intorno a salite lunghe che simulino quello che troverò là. Non basta allenarsi.

Ho in programma anche sessioni di ipossia intermittente (HIIT) come protocollo di biohacking per l’adattamento in quota — mi ha funzionato prima della Sportful lo scorso anno, e non avendo la possibilità logistica di andare in altura per un vero campo di preparazione, è la soluzione più accessibile e con evidenza scientifica a supporto.

Sul piano nutrizionale, voglio testare due cose nuove.

A. La prima sono i gel anti-crampi con succo di cetriolini: l’acido acetico contenuto nell’aceto agisce sui recettori nervosi periferici, e ci sono evidenze che assumerlo al primo accenno di crampo possa interrompere lo spasmo.

B. La seconda è qualcosa su cui sono curioso: gel con 300 mg di polifenoli 100 mg di sodio. Voglio capire se quello che sento con il VALE100 — dove le antocianine vengono da vera amarena e vera fragola — si riproduce anche con ingredienti di sintesi, nei gel in questo caso. Voglio testarlo sul campo, non solo leggere la letteratura.

C. Un altro fronte su cui sto lavorando è il peso. Sono passato da 70 kg a marzo a 67 kg oggi, senza mai ridurre le calorie in modo aggressivo. L’approccio è stato opposto: aumentare la mole degli allenamenti, inserire più specifici, aumentare la frequenza delle gare, e tenere sotto controllo (conteggiare) consapevole l’apporto di carboidrati.

Il corpo si è adattato, costruendo progressivamente un atleta più scalatore. L’obiettivo era tornare al passo sulle salite che avevo quando ero più giovane, prima del periodo di palestra pesante in cui avevo guadagnato massa ma perso leggerezza. Oggi torno a vedere personal record su salite che non toccavo dal 2018. È una soddisfazione personale, niente di più.

Molecole Nootropiche: la mente migliora la performance

Uno degli ambiti su cui mi sto concentrando con il nuovo progetto più a lungo termine è l’uso di nootropici come supporto alla performance negli sport di endurance. È un settore in rapida crescita, e la letteratura scientifica inizia ad essere solida.

Una review pubblicata nel 2026 fotografa bene lo stato dell’arte: la performance ottimale richiede di comprendere tanto le funzioni fisiche del corpo quanto l’attività cerebrale.

Per questo le formulazioni pre-allenamento di nuova generazione includono sempre più spesso sostanze come caffeina, L-teanina, tirosina, citicolina e adattogeni, perché supportano focus, velocità di reazione, motivazione e resistenza mentale sotto sforzo prolungato.

Il dato che mi ha colpito di più, però, viene da uno studio sull’endurance in letteratura e che trovo particolarmente rilevante per chi fa gare lunghe.

In particolare 90 minuti di stress cognitivo intenso prima di un test in bici riducevano il time-to-exhaustion da 754 a 640 secondi, una perdita di circa il 15% della performance fisica, prodotta esclusivamente dalla fatica cerebrale (Salam, H., Marcora, S.M. & Hopker, J.G. The effect of mental fatigue on critical power during cycling exercise. Eur J Appl Physiol, 2018).

Non è un dettaglio. Se la mente è stanca, le gambe si fermano prima, anche se muscolarmente non sei al limite.

Ingredienti come la Rhodiola rosea, adattogeno ben studiato, sembrano ridurre la fatica mentale e fisica, prolungare la resistenza allo stress e migliorare le capacità cognitive durante sforzi intensi, attraverso un’azione sui pathway della dopamina e della serotonina e una modulazione della risposta al cortisolo (Zheng Yi et al., The Role of Nootropic Supplements in Sports: Enhancing Cognitive and Physical Performance Simultneously, 2026).

Il progetto Mnd+ nasce esattamente qui: un pre-allenamento pensato per l’endurance, con ingredienti per la mente, denominati appunto nootropici, selezionati e dosati sulla base della letteratura. Niente classici stimolanti aggressivi come mega dosi di caffeina, ma che piuttosto facciano sentire la differenza a livello di boost mentale e motivazionale.

Sostanze naturali, niente ingredienti border line. L’idea è che la preparazione mentale non sia separata da quella fisica. Sono la stessa cosa.

Nella stessa categoria rientra l’Ashwagandha (Withania somnifera), un adattogeno con una base di evidenza crescente anche nel contesto sportivo.

Diversi studi mostrano come la sua supplementazione cronica — 300–600 mg/die di estratto standardizzato — migliori la resistenza aerobica, riduca i livelli di cortisolo post-esercizio e supporti il recupero psicofisico tra le sessioni.

Un aspetto interessante per l’endurance è il suo effetto sulla qualità del sonno: agendo sul sistema GABAergico, favorisce un riposo più profondo, che è dove buona parte dell’adattamento all’allenamento realmente avviene. È uno degli ingredienti che stiamo valutando per MND+, proprio per questa doppia azione — supporto alla performance sotto sforzo e ottimizzazione del recupero notturno.

Tra il 2020 e il 2025, quasi 4.600 prodotti sono stati lanciati con claim cognitivi o mentali — a dimostrazione che l’attenzione al cervello come organo performante è diventata mainstream anche nello sport. Io preferisco arrivarci dalla parte della scienza e dell’esperienza sul campo, non dall’hype del momento.

Ne parleremo più avanti, ora mi sto dedicando per la parte integrazione al 100% sul Vale100: ancora c’è poca conoscenza in merito al potere di antocianine e frutta crio nello sport.

VALE Recovery — whey, collagene idrolizzato e frutta crioessiccata

Sul fronte recovery, c’è uno studio del 2024 pubblicato sull’International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism dal gruppo di Van Loon a Maastricht — uno dei laboratori di riferimento mondiale sulla nutrizione — che è direttamente rilevante per quello che stiamo costruendo.

In particolare: le whey protein, assunte da sole dopo l’allenamento, aumentano la sintesi delle proteine miofibrillari — le proteine contrattili del muscolo — ma non quelle del tessuto connettivo.

La ragione ipotizzata è che le whey non forniscono glicina in quantità sufficiente a massimizzare la sintesi delle proteine connettivali post-esercizio. Lo studio ha quindi valutato l’effetto della co-ingestione di diverse dosi di collagene idrolizzato insieme al whey, come strategia per aumentare la disponibilità plasmatica di glicina durante il recupero dall’esercizio.

In pratica le whey sono eccellenti per il muscolo contrattile, ma incomplete per tendini, cartilagini e tessuto connettivo. Il collagene idrolizzato copre esattamente quella lacuna, grazie all’alto contenuto di glicina e prolina. I due insieme fanno quello che nessuno dei due riesce a fare da solo.

È la logica su cui stiamo costruendo il VALE Recovery: whey, collagene idrolizzato, e frutta crioessiccata come fonte di carboidrati per il glicogeno.

La porzione a cui stiamo lavorando è 30 g Net Carbs + 20 g Pro.

Niente dolcificanti artificiali, niente aromi sintetici. La frutta crioessiccata apporta zuccheri naturali, polifenoli e una palatabilità autentica, non la dolcezza chimica delle solite proteine o recovery drink.

Stiamo vagliando frutti di bosco o ananas per loro proprietà, antiossidante i primi e drenante il secondo.

Il prinicipio del “non accontentarsi”

Penso spesso a quando ero più giovane, ai più grandi del team che affrontavano cinque ore di fondo con una barretta tagliata a fettine, da distribuire nel tempo, calando di peso il più possibile, in funzione delle salite. Era quello che si pensava.

Quante cose sono cambiate, e in quanto poco tempo.

Non solo per i prodotti disponibili, ma per l‘accessibilità dell’informazione.

Oggi se hai un obiettivo, hai tutti gli strumenti per costruire un percorso serio verso di esso: letteratura scientifica accessibile, newsletter come questa, community, coach e nutrizionisti, dati in tempo reale dall’allenamento. Un tempo molte di queste risorse erano riservate al professionismo. Oggi non è più così.

Ma questo rende il filtro ancora più importante. L’informazione abbondante non è sempre informazione utile. Anzi, l’eccesso di stimoli tende ad aumentare l’entropia mentale, non a ridurla. Ho imparato a trattare la mente come un filtro selettivo: mi soffermo su ciò che conta davvero, su quello che posso applicare, testare, misurare. Il resto mi rallenta e basta.

Con il VALE100 ho fatto esattamente questo. Per mesi avevo letto delle amarene acide e antocianine, di recupero ossidativo, di performance aerobica. Poi ho iniziato a usarlo in borraccia, ad osservare le sensazioni, a farlo provare a colleghi runner e ciclisti raccogliendo feedback sistematici. Solo quando i dati soggettivi e oggettivi convergevano ho proceduto. Le recensioni verificate che si stanno accumulando non mi sorprendono, sono il risultato di un processo lungo, anche se non sembra.

Non accontentarsi non significa insoddisfazione cronica. Significa tenere sempre aperta una domanda: cosa posso fare meglio? È quello che separa chi progredisce da chi si stabilizza.

Riepilogo dei punti chiave di questa newsletter:

  • Il gap tra aspettative e risultati si chiude con l’azione e lo spirito critico, non con la pianificazione infinita
  • Mio padre è campione italiano di triathlon mezzo ironman: 250 g di carbo in bici, 2000 mg di sodio, strategia costruita nel tempo con dati reali
  • La Maratona delle Dolomiti è il mio prossimo obiettivo: 138 km, 4200 m di dislivello, con un mese di preparazione specifico su salite, sessioni di ipossia e marginal gains
  • I nootropici nel pre stanno emergendo come approccio scientifico serio: la fatica cerebrale riduce la performance fisica in modo misurabile; Mnd+ è il progetto a cui sto lavorando
  • Whey + collagene idrolizzato insieme coprono sintesi miofibrillare e connettivale: la letteratura 2024 di Maastricht lo conferma, e VALE Recovery viene costruito su questo
  • Non accontentarsi significa restare in movimento: osservare, aggiustare, testare. Sul campo, non solo sulla carta

Nota: Vale100 è finalmente tornato disponibile.

Avevamo avuto un rallentamento logistico che ora si è risolto (si era aperto un pacco di amarena crio al corriere, ma abbiamo preferito ripartire da zero con la produzione).

P.s. se avete già idee o osservazioni sul progetto Mnd+, o Vale Recovery, anche se ancora allo stato molto embrionale, sappiate che mi fa sempre piacere leggere i vostri feedback, fanno parte del percorso.

Dott. Samuele VALENTINI