Le valutazioni, la raccolta dati e i parametri della performance oggi sono più importanti che mai.
Permettono una diagnosi efficace dello stato della prestazione di un atleta.
VO2max, soglie ventilatorie (aerobica e anaerobica), analisi del sangue, stato ossidativo e infiammatorio, analisi ormonali, wattaggi, qualità del sonno ecc.
Tutti strumenti fondamentali.
Come tutte le analisi, però, non garantiscono accuratezza e precisione al 100%.
Ogni metodica di valutazione ha un margine di errore, più o meno ampio.
Rimangono comunque utilissime per individuare e predire lo stato attuale della performance e soprattutto per capire dove possiamo e dovremmo migliorare.
Viviamo più che mai nell’era dei numeri, dei dati e delle misurazioni il più possibile oggettive, con l’obiettivo di migliorare la performance sportiva.
L’approccio sta diventando sempre più analitico e scientifico, come dovrebbe essere.
Tuttavia è fondamentale mettere in luce anche i contro e i potenziali rischi di un approccio basato esclusivamente su numeri e valutazioni.
Rimane centrale l’elaborazione e interpretazione umana, oggi ancora di più con l’avvento dell’intelligenza artificiale.
L’interpretazione infatti è la vera competenza chiave.
La capacità di fungere da sintetizzatori.
Ed è, di fatto, quello che faccio ogni giorno nel mio lavoro di nutrizionista sportivo.
Scelgo le valutazioni più utili per quella persona specifica: analisi del sangue, metabolomica, ormonali, test del capello, bioimpedenziometria, ma anche l’indagine delle abitudini alimentari e dello stile di vita.
Una volta raccolti i dati serve un’abilità di sintesi, per poi trovare la migliore soluzione di nutrizione e integrazione personalizzata.
Oggi mi viene naturale individuare già la strada più adatta: in termini di macronutrienti, kcal, distribuzione dei giorni in base all’allenamento, integrazione di precisione, applicando i principi della nutrizione personalizzata.
Ancora una volta, però, esistono mille possibili interventi, e vado a scegliere quello che reputo più efficace in base all’esperienza e agli studi, nonché all’evidenza scientifica.
Ma non è detto che sia sempre la strategia migliore in assoluto.
Per questo dopo valutazioni e prescrizioni viene il follow-up, il monitoraggio, e quindi la vera ottimizzazione.
Ripetiamo le analisi dopo un certo periodo, come una BIA per la composizione corporea.
Ma ciò a cui faccio davvero attenzione non sono solo i numeri del prima e del dopo.
Sono soprattutto le sensazioni, le parole della persona, la comunicazione non verbale, il feedback soggettivo.
Perché ho capito che oggi stiamo trascurando uno degli aspetti più importanti e difficili da misurare: la psicologia sportiva e la mente dell’atleta.
Questionario su integrazione sportiva
Nota importante: in fondo alla newsletter trovate un questionario sulle abitudini di integrazione sportiva.
Sarà di facile compilazione e grande aiuto anche per la formulazione dell’integratore di carboidrati da usare durante allenamento. Nessuna informazione sarà ricondotta alla persona, abbiamo preferito l’anonimato.
Grazie per il supporto dal doc.
L’ATLETA INTELLIGENTE
Qui scoperchiamo davvero il vaso di Pandora.
Siamo tutti troppo focalizzati su numeri, prestazioni e dati oggettivi.
Come in parte è giusto che sia, per tenere traccia dei miglioramenti, recupero, nutrizione, sonno e così via.
Ma stiamo trascurando il vero motore della performance: la psiche umana.
Per questo ascolto attentamente i feedback e cerco di ottimizzare il piano nutrizionale e di integrazione anche in base alle sensazioni.
Come ti sei sentito in allenamento?
Com’è la digestione?
Il recupero?
La lucidità mentale?
L’aderenza al programma alimentare (compliance)?
È facile affidarsi agli algoritmi predittivi.
Se Whoop o Garmin ci dicono che il recupero è buono, pensiamo subito di poter aumentare l’intensità.
Lo dico anche da atleta in prima persona.
È più facile dare di più che fare un po’ meno.
C’è la tendenza a spingersi sempre oltre i limiti per sentirsi più appagati.
E’ colpa anche della famigerata concezione del no pain no gain, go one more e così via, inculcata dalla cultura americana.
Ma la vera soddisfazione arriva nel lungo termine, non dal singolo allenamento estremo o dalla singola uscita da 200 km e 2000 D+ o più.
Spesso superiamo le nostre capacità attuali solo perché ci affidiamo ciecamente ai numeri.
Se la glicemia è normale, non significa che posso abbuffarmi di dolci ogni giorno.
Se dopo un mese è ancora normale, non significa che sto facendo bene.
Nel lungo termine il conto arriva:
aumento dell’insulina basale, fegato grasso, resistenza insulinica, ridotta capacità di utilizzare glucosio.
Allo stesso modo, se i device dicono che la forma è ottimale, non significa che dovremmo spremerci a ogni allenamento, o viceversa che dobbiamo recuperare, che dovremmo farlo davvero.
Qui entra in gioco un fattore difficile da misurare: l’impatto della psicologia umana, delle scelte quotidiane e delle sensazioni.
Quanti di voi sono stati criticati perché si allenano a sensazione?
Eppure esistono ancora record personali imbattuti di molti anni fa, quando ancora non esistevano tutti questi dati e valutazioni.
Nel ciclismo, alcune delle salite più dure appartengono ancora a Marco Pantani in termini cronometrici, nonostante oggi esistano staff, materiali e tecnologie infinitamente superiori.
Perché la mente può portare il corpo molto oltre ciò che i dati reputano possibile.
I DATI NON SPIEGANO TUTTO
Durante la SPORTFUL Dolomitica (200 km e 5200 D+) ho avuto un accenno di crampi già a metà gara, soprattutto per recuperare posizioni visto che ero partito dal fondo.
Il caldo era intenso, mancavano ancora due salite lunghe e dure.
Il corpo mi stava dicendo di fermarmi.
I dati avrebbero suggerito di rallentare molto prima.
Eppure ho mantenuto lo stesso ritmo, guadagnando posizioni mentre molti mollavano.
Ho attinto alla forza mentale, alla capacità di sopportazione, alla motivazione.
Se avessi guardato solo watt e battiti, avrei mollato molto prima.
Lo sport di endurance è un dialogo continuo con se stessi.
Una vocina interna continua fatta di dubbi e pensieri a volte di autosabotaggio.
Se impariamo a gestire queste sensazioni, non a vincerle, possiamo superare anche i limiti attuali.
Mi è capitato spesso di staccare compagni in salita solo perché si sono spaventati dai watt erogati letti sul ciclocomputer.
Sapevano che non era sostenibile per tutta la durata della salita.
Ma ne siamo davvero sicuri?
Io ho iniziato da poco a usare il potenziometro e lo reputo utile.
Ma non credo proprio che smetterò di spingere di più solo perché la soglia è a 330 W se mi trovo a sostenere 370 W per 40 minuti, come è successo alla GF del Mito, nella prima salita per tenere il gruppo.
I dati lo confermano solo dopo.
Ma le sensazioni vengono prima.
VO2MAX, LATTATO E GRASSI
Anche il VO2max è un parametro un po’ troppo abusato.
È indicativo del potenziale, ma non è la cilindrata come spesso si crede.
Perché riesco a staccare atleti con VO2max più alto del mio, anche alle alte intensità e sub massimali?
Perché entrano in gioco altri fattori, su tutti:
- smaltimento del lattato
- resilienza mentale
- efficienza metabolica
- risparmio del glicogeno
Prima di tutto la clearance del lattato.
Non appena l’intensità aumenta, il lattato inizia a bloccare la combustione dei grassi a scopo energetico, inibendo il loro ingresso dentro il mitocondrio.
In fase anaerobica, cioè assenza di ossigeno infatti, il meccanismo di produzione energetica attraverso i mitocondri risulterebbe troppo lento a sostenere il ritmo della contrazione muscolare.
La vera differenza tra un amatore di livello normale ed uno forte o élite non risiede tanto nel Vo2max (massimo consumo di ossigeno) o FTP (soglia anaerobica), quanto piuttosto nel riuscire a mantenere aperte delle finestre nel mitocondrio per l’ingresso dei grassi a scopo energetico, anche a intensità medio-alte (nel ciclismo wattaggi elevati, nella corsa basso passo/km).
Per esempio Pogacar a 330 W è in zona 2 e sta bruciando grassi, per tanto il metabolismo è la produzione di energia dipende proprio da questo meccanismo di ingresso dentro i mitocondri, favorito dal trasportatore carnitina.
Gli stessi wattaggi per esempio corrispondono alla mia seconda soglia ventilatoria o FTP surrogata, e quindi avrò già attivato il metabolismo glucidico e la produzione di lattato che limita l’uso dei grassi a livello mitocondriale e a scopo prevalente energetico.
Esiste un altro aspetto fondamentale.
Parliamo del fatto che un atleta evoluto riesce infatti a ritardare il più possibile l’uso del glicogeno muscolare.
È lì che si fa la differenza.
Nel mio caso, dai test metabolici emerge un’ottima capacità di ossidare grassi, anche ad alte intensità.
Ma questo non significa che NON dovremmo rifornirci di carboidrati durante allenamento.
Anzi.
Durante allenamenti anche in zona 2 infatti si consumano parecchi grammi di carboidrati, anche se rimane un processo soggettivo.
Nel mio caso fino a 100 g CHO/ora, anche al fatmax.
Fornire carboidrati durante l’allenamento ritarda infatti l’uso del glicogeno, migliora la durata e il recupero.
Da queste evidenze scientifiche nasce la volontà di formulare l’integratore di carboidrati Vale100 – Cherry Fuel.
100 g CHO netti (+300 mg Sodio) per porzione di polvere con vera amarena crioessiccata (e fragola), da sciogliere in borraccia durante allenamento.
E’ pensata per sportivi più che altro che si allenano con costanza, puntano a migliorare la performance, la gestione ottimale dei carboidrati intra-allenamento, al recupero, e soprattutto ad un approccio naturale di integrazione sportiva.
La differenza principale del Vale100 risiede nell’uso di frutta vera, in questo caso Cherry (amarena), rispetto a quelli presenti sul mercato con l’aggiunta dell’aroma chimico (trovate la dicitura tra gli ingredienti: aroma naturale).
La legislazione tuttavia permette loro di inserire in etichetta l’immagine della frutta, nonostante non ce ne sia la ben che minima presenza.
E’ arrivato il momento di cambiare le regole della vecchia e classica integrazione per sportivi. Oggi l’atleta è attento agli ingredienti, esige prodotti più naturali, pur mantenendo la specificità per il suo sport e la performance.
Prevediamo la disponibilità per Febbraio 2026, in base ai tempi di produzione e al rifornimento di frutta crioessiccata, che avverrà in Italia (100% Made in Italy).
LE SENSAZIONI IN ALLENAMENTO
Se è vero che la mente può portarci oltre, è vero anche il contrario: bisogna saper rallentare e ascoltare le sensazioni di affaticamento.
Sono un fan non tanto delle grandi imprese e prestazioni, ma di piccole micro vittorie giornaliere.
Preferisco celebrare vittorie giornalmente.
Non sostengo la cultura americana per farti esaurire completamente a livello energetico.
La vera performance non si costruisce provando a fare un extra mile o sforzo o salita o km o ora in più di allenamento.
Anche se i dati dicono che va tutto bene, è possibile rispettare la tabella e sentirsi comunque affaticati.
Mi rendo sempre più conto negli anni da sportivo che la vera virtù sta nel rallentare il ritmo, il che non significa assolutamente fermarsi del tutto.
In pratica eseguire lo stesso allenamento, ma con un’intensità leggermente inferiore a quello a cui siamo abituati o che ci viene raccomandata.
È qui che il gioco si fa duro.
Il miglioramento richiede equilibrio: allenamento, recupero, nutrizione, integrazione, sonno e biohacking.
Allenarsi sempre al limite è un errore grossolano.
L’extra richiesto spesso allunga solo i tempi di recupero e crea danno muscolare, o svuota di più il glicogeno: ci metteremo più tempo per la risintesi totale.
Per questo la chiave rimane l’integrazione di carboidrati, soprattutto in forma liquida, durante allenamento: per limitare il depauperamento del glicogeno.
Io sono arrivato a 18 mila km settimanali medi di ciclismo nel 2025 con costanza, non estremismo.
Per il 2026 il mio obiettivo è fare uguale o anche meno, ma meglio.
Più qualità, meno volume complessivo.
PROGRAMMI SPORTIVI 2026
Prima di fissare nuovi obiettivi bisogna analizzare errori e pitfalls dell’anno corrente che abbiamo appena trascorso.
Dove ho sbagliato e posso migliorarmi?
Altrimenti aggiungiamo solo confusione e troppa carne sul fuoco.
Gli obiettivi vanno perseguiti ogni giorno, non solo a gennaio o le prime due settimane.
I miei obiettivi generali per il 2026:
- Gran fondo di montagna (Nove Colli, Marcialonga, Sportful Dolomiti…)
- Allenamenti di qualità
- Più sonno
- Dieta e integrazione personalizzata
- Automonitoraggio
- Lancio Vale100
- Lancio altri prodotti con tecnologia crio della VALE Sport Nutrition (recovery, pre, fruit jelly…)
- Condivisione con voi del mio percorso sportivo
- Raggiungere 5 W/kg
Quelli personali invece:
- Ricerca scientifica e lettura
- Meditazione
- Sonno regolare minimo 7-8 ore a notte
- Journaling
- Caffè entro le 14:30
- Microsonno post-prandiale
- Cena entro le 20:00
- A letto entro le 10:00
- Sveglia alle 5:30
Consiglio anche a te di sederti a pc o diario e mettere a penna per iscritto i propositi per il nuovo anno, ma anche piccoli passi per renderli realizzabili nel brevissimo, breve, medio e lungo termine.
I numeri sono strumenti, non verità assolute.
Sono mappe, non il territorio.
Il VO2max non è una sentenza.
Usciamo dall’idea del determinismo della performance.
Possiamo controllarla, manipolarla, gestirla e migliorarla al 99%.
Garantito.
La genetica e il talento sono quell’1%: fanno la differenza solo ad altissimi livelli e nel professionismo.
La performance è un gioco infinito, fatto di costanza, adattamento, miglioramento, ma anche stallo.
Infine anche ascolto delle nostre sensazioni.
Numeri e sensazioni devono dialogare.
Ma quando entrano in conflitto, continuo a credere che il corpo sappia spesso più dei grafici.
La vera performance nasce quando smettiamo di inseguire il dato perfetto.
Per questo 2026 in arrivo mi auguro di costruire insieme, giorno dopo giorno, la versione migliore sportiva e soprattutto sostenibile di noi stessi, nel lungo termine.
Questa è la missione: niente e nessuno ci distoglierà dal realizzarla.
Buon anno ricco di soddisfazioni dal doc.
Link di accesso al questionario – Abitudini sportive
Ecco qui sotto il link al questionario per l’indagine sulle abitudini di integrazione sportiva degli iscritti alla
newsletter:
Link questionario abitudini alimentari e integratori
Grazie per la collaborazione.