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Usa il metodo Berretti Verdi per eccellere nel tuo sport

C’è un’immagine che mi torna spesso in mente quando penso a cosa significa diventare davvero un atleta: i Berretti Verdi americani.

Non erano solo semplici soldati, ma uomini addestrati a fare di tutto.

Correvano per chilometri con zaini pesanti, nuotavano in acque gelide, scalavano montagne, sopravvivevano senza cibo né sonno, combattevano corpo a corpo, sparavano con precisione, resistevano a caldo e gelo.

Non c’era una singola disciplina: era la somma di tante abilità.

Erano poliedrici, adattabili, resistenti, resilienti.

Ed è ciò che oggi manca a molti sportivi: la capacità di essere ibridi, flessibili, poliedrici.

I Berretti Verdi (U.S. Army Special Forces) nascono nel 1952 in Carolina del Nord come corpo scelto delle forze armate USA, noti per saper combattere in condizioni estreme e operare dietro le linee nemiche.

Il percorso formativo è il Q Course (Qualification Course) e dura oltre un anno.

Include:

  • Marce con zaini da 30–40 kg su terreni difficili.
  • Navigazione notturna in foreste e deserti.
  • Sopravvivenza con cibo, acqua e sonno limitati.
  • Nuoto in acque fredde e ostili.
  • Tiro, combattimento corpo a corpo, demolizioni, medicina d’urgenza.

Non si limitano a eseguire ordini: devono improvvisare, adattarsi, resistere.

Sono preparati a operare in piccoli gruppi, collaborare, e arrangiarsi con il minimo.

Devono parlare più lingue, conoscere culture diverse e muoversi come atleti intelligenti.

La frase che li descrive è:

Qualsiasi luogo, qualsiasi tempo, qualsiasi missione.

Non eccellono in una sola dote, ma uniscono resistenza, forza, velocità, agilità, lucidità mentale.

Un concetto che puoi traslare nello sport: non essere solo ciclista che spinge watt, o runner che corre i 10 km sotto i 4 min/km.

E nemmeno praticare triathlon, dove comunque si tende a esagerare con l’endurance senza curare forza o potenziamento a corpo libero.

Essere ibridi vuol dire avere più capacità adattive anche nello sport.

Un tempo sopravvivevi in natura solo se eri simile a un berretto verde, non a un atleta iperspecializzato del XXI secolo.

I superfood naturali dei nostri antenati

Per millenni l’iter quotidiano era semplice:

Sveglia all’alba.

Partenza per la caccia: sessione di endurance naturale.

Frutta intra-allenamento, raccolta lungo il percorso verso la preda.

Alberi, bacche, frutti selvatici e polposi fornivano glucosio, fruttosio e antiossidanti per ore o giorni di cammino e corsa.

Per questo gli zuccheri della frutta hanno da sempre sostenuto l’uomo durante lo sforzo prolungato.

Ed è uno dei motivi evolutivi che mi hanno portato a scegliere la frutta crioessiccata per l’intra-allenamento con il progetto VALE.

Vale100 è la nuova formula di carboidrati da usare in allenamento per ogni sport.

Portarsi frutta fresca durante lo sforzo è scomodo, e a volte controproducente: volume, fibra, acqua. L’essiccazione a freddo riduce il peso e concentra elementi chiave come glucosio, fruttosio, sali e antiossidanti.

La frutta crio è friabile, si tritura e si può sciogliere in borraccia.

Da sola però non basta: per questo con Vale100 abbiamo creato una formula ad hoc, così da salire coi grammi di carboidrati per porzione, unendo salute e performance.

Polifenoli e antiossidanti come le antocianine aiutano contro i radicali liberi, ma oltre un certo apporto creano problemi gastrointestinali.

Ecco perché non ho scelto una bevanda solo a base di frutta crio in alte proporzioni.

Troppi polifenoli, fibre e antiossidanti nell’atto dello sforzo possono dare disturbi intestinali: vanno bilanciati con carboidrati complessi come maltodestrine, e anche zuccheri semplici come il fruttosio.

Glucosio e fruttosio forniscono energia immediata anche per scatti improvvisi, un tempo vitali nelle battute di caccia.

Oggi li usiamo nei lavori specifici o per staccare compagni di allenamento o gara.

Finita la caccia si puntava al recupero: carne e organi animali come fonte proteica.

Ecco anche perché scelgo Carnivore Company, per la semplicità di integrare nutrienti chiave presenti nel cuore, rene, fegato, testicoli, collagene…

Ma restavano trasporto di carcassa, lancio di armi, arrampicate, strisciate, appostamenti, gioco di squadra, lucidità mentale.

Sapevano quando attaccare, nutrirsi, riposare.

Oggi invece viviamo l’era della specializzazione estrema.

Non solo nel lavoro, anche nello sport.

Si fa sempre lo stesso gesto, magari pure con una tecnica scorretta e deleteria nel lungo termine per il corpo:

  • Runner che corrono soltanto.
  • Ciclisti che pedalano e basta
  • Palestrati che sollevano solo pesi.

Eppure il corpo non nasce per un unico movimento, ma per adattarsi all’ambiente.

L’opposto è altrettanto diffuso: la sedentarietà mascherata da attività.

Allenarsi due volte a settimana non è sport, è movimento minimo.

Così non costruisci salute né performance.

Il movimento deve essere quotidiano.

Non ascoltare chi ti dice che fai troppo: spesso sono proprio quelli che fanno troppo poco.

Integrare diversi stimoli: l’atleta ibrido

Alcuni problemi che riscontro nella pratica quotidiana:

  • Ti alleni poco e male, quindi non migliori.
  • Ti alleni tanto ma trascuri recupero e sonno: stress e sovrallenamento.
  • Curi solo un aspetto (es. intra-allenamento), lasciando un risultato incompleto.

Essere atleti ibridi significa al contrario costruire un sistema completo.

Non serve diventare esperti di tutto, o tuttologi dello sport.

Bensì integrare più dimensioni, movimenti, stimoli fisici e mentali, in una parola: poliedrici.

  • Allenamento misto: nuoto, bici, corsa, ma anche forza, HIIT, mobilità.
  • Nutrizione funzionale: non solo in gara, ma ogni giorno.
  • Sonno e recupero: l’allenamento invisibile.
  • Biohacking: sauna, bagno freddo, analisi, HRV…
  • Adattabilità mentale e fisica: reagire agli stimoli, rigenerarsi (ormesi)

I Berretti Verdi erano un modello di adattabilità portato all’estremo.

Noi non dobbiamo essere soldati, ma possiamo ispirarci dal loro modo di operare: non eccellere in una cosa sola, ma essere performanti su più livelli.

La salute e la performance non si costruiscono ripetendo un gesto all’infinito, ma integrando allenamento, nutrizione, recupero e integrazione.

Quello è il destino dei professionisti, ma è comunque molto limitato alla carriera agonistica.

Attenzione: non vuol dire buttarsi su triathlon, hyrox o pentathlon.

La bella notizia è che ognuno può restare nello sport che ama, ma in un’ottica più ampia, di efficienza.

Io ad esempio, pur amando il ciclismo, integro con corsa, powerlifting, corpo libero e potenziamento.

Come anticipato non serve diventare berretti verdi o praticare dieci sport.

Bastano stimoli diversi per ottimizzare quello che preferiamo di più.

Questa settimana ho ripreso stacco da terra, panca piana, trazioni, australian pull-up, bulgarian squat e altri esercizi di potenziamento.

Spesso concludo con una seduta di sauna alternata a bagno freddo.

Anche caldo e freddo sono stimoli che allenano il corpo ad adattarsi.

Simulano le alte temperature corporee raggiunte durante sforzi sub-massimali o massimali, per poi tornare più velocemente alla temperatura basale (recupero).

Ecco un esempio di settimana ibrida:

  • 3-4 endurance (corsa, bici o nuoto): lungo in zona 2 per base aerobica, una-due di qualità con variazioni per anaerbica, una corta rigenerante.
  • 2 forza (palestra o corpo libero): multi-articolari (squat, stacchi, trazioni, push-up, affondi), core e stabilità.
  • 1 complementare: nuoto, yoga, mobilità, HIIT breve.
  • Recupero attivo e passivo: sauna, bagno freddo, stretching, sonno.

Un mix che crea un atleta davvero completo, e ve ne renderete conto molto presto.

Provate quindi a fare una differenza in termini di prestazione generale rispetto a quando solo facevate un gesto ripetitivo e meccanico.

Torna utile proprio nello sport principale: la corsa ti aiuta nel ciclismo e viceversa, lo stacco da terra rinforza gambe e ritarda la fatica, aumenta VO2max e watt.

Non serve essere ibridi tutto l’anno: basta a periodi, in base a stagione e obiettivi.

Ottimizza la gestione di energia

Il filo comune che unisce le discipline è la gestione dell’energia.

Uno dei momenti chiave è durante un allenamento lungo.

Nel ciclismo e nella corsa o in sport similari fa la differenza tra crollare e reggere.

Senza carburante arrivi a casa distrutto, giorni di recupero, crisi di fame, mal di gambe.

Il corpo usa glicogeno, non massa muscolare, specie ad alte intensità: i grassi non bastano, sono troppo lenti da ossidare.

Se manca glucosio disponibile scatta il catabolismo muscolare: proteolisi, aminoacidi in circolo, gluconeogenesi epatica. Processo più lento e dispendioso (anche se meno dell’uso dei grassi) che porta alla perdita di massa, ma produce ATP.

Un’altra fonte energetica è l’acido lattico prodotto a intensità elevate: grazie al ciclo di Cori viene trasformato in glucosio nel fegato.

Invece di stressare l’organismo con processi emergenziali, meglio fornirgli carboidrati proprio durante la contrazione muscolare.

Quello è il vero carburante se vogliamo aumentare le intensità.

Sciogliere solo sali o acqua non basta.

Se vuoi recuperare prima e affrontare l’allenamento del giorno dopo (o doppia sessione) devi curare l’intra, oltre a pre e post.

Il progetto VALE nasce per accelerare rifornimento e recupero, senza conservanti, biossido di silicio, coloranti, acidificanti.

Si può integrare in modo naturale e migliorare la performance, senza scorciatoie.

Molti laboratori mi hanno proposto conservanti anti-impaccamento, come silicati di calcio, e tanto altro per migliorare la shelf-life.

Ho risposto no con fermezza: ho trovato altri metodi di formulazione.

Il carboidrato è utile non solo nell’endurance, ma anche negli sport di forza, ibridi e più esplosivi come Hyrox: serve energia rapida e glucosio disponibile.

Maltodestrine (meglio a DE alto) e fruttosio sono perfetti anche e soprattutto per queste tipologie di sforzi, insieme a un po’ di frutta crio per la parte di elettroliti e antiossidanti.

Nel pre-allenamento conta la vasodilatazione: studi mostrano che può fare davvero la differenza. Non a caso i pre-workout usano arginina, citrullina e molecole che stimolano ossido nitrico (NO).

Nel post: ricostruire con sali e nutrienti veri. Non basta lo shaker proteico, soprattutto se con sucralosio e dolcificanti artificiali.

Se abbiamo fatto sport in salute, respirato in natura e ci siamo rigenerati, perché rientrare e riempirsi di conservanti?

Per questo in VALE stiamo studiando il miglior post-allenamento: una bevanda che ripristini sodio, potassio, magnesio e glicogeno muscolare.

E c’è un altro elemento da reintegrare, spesso trascurato: le riserve antiossidanti.

Il corpo produce antiossidanti endogeni, ma servono anche esogeni dalla dieta.

Qui entra in gioco ancora una volta la frutta crio, selezionando però quei frutti e bacche più ricche: ribes nero (ribes nigrum), mirtillo, kiwi rosso, lampone…

L’integrazione è solo uno dei tanti tasselli non meno importanti: senza allenamento, recupero e nutrizione non serve a gran che.

E senza predisposizione mentale men che meno.

Non basta seguire consigli dei professionisti della salute, ma voglia di mettersi in gioco, migliorare e vedere progressi.

Altrimenti si molla.

Abbiamo sentito che:

  • sciogliere carbo in borraccia è meglio che solo sali
  • l’allenamento ibrido è utile
  • la vasodilatazione nel pre è un processo da attivare
  • nel post servono antiossidanti, glucidi e sali
  • il sodio è più importante di magnesio e potassio
  • si può allenare l’intestino a tollerare anche 100 g CHO/ora (gut training)
  • meglio bere carbo in borraccia che usare solo gel
  • monitorare analisi è cruciale (CPK, VES, LDH, CRP, stress ossidativo…)
  • raggiungere la giusta quota di kcal, proteine, grassi e carbo nella dieta

A cosa serve saperlo se manca un obiettivo, un why, una missione di miglioramento rispetto all’anno prima?

O ancora a cosa serve saperlo se non lo mettiamo in pratica?

Potremmo limitarci a jogging, camminate, yoga.

Ma se abbiamo deciso di sacrificare (o meglio investire) una buona parte del nostro tempo, allora vale la pena puntare a quel famigerato miglioramento.

Anche piccolo, garantisco che fa bene alla mente.

Nutrizione, integrazione, sonno, biohacking e allenamento sono dei catalizzatori per chi vuole crescere, non obiettivi da raggiungere.

L’ostacolo è la via: the obstacle is the way

E il percorso è personale: non per esibirsi, ma per rendere conto a sé stessi.

Sai che sei capace di cose grandi.

Ma occhio a non puntare aspettative irrealistiche.

Ambizione sì, ma obiettivi raggiungibili.

Molte delusioni nascono dal non sapersi porre traguardi concreti.

Poi inizia il confronto con gli altri e la spirale negativa.

Viviamo nella società del “troppo”: prestazione, confronto, ossessione.

Non è detto che più carbo in borraccia sia sempre meglio.

Sono il primo a sottolinearlo nonostante mi occupo della formulazione della prima bevanda di integrazione sportiva che apporta più carboidrati di tutti.

Serve adattamento, e consapevolezza di come usarli.

Per questo il carbo in borraccia Vale100 è modulabile fino a 100 g netti (si può usare anche mezza dose con 50 g cho).

Ogni fallimento è propedeutico: bisogna sperimentare per progredire.

Anch’io ho avuto nausea da troppi carbo, gambe di legno da lavori eccessivi, poca voglia dopo lunghi di 6 ore.

Ma ho capito che the obstacle is the way.

Lo stesso ostacolo che ho incontrato nel formulare un prodotto naturale, ma così specifico per la performance.

Non mi interessava l’integratore per il general wellness, altrimenti avrei puntato in modo più semplice al 100% frutta crio.

Senza difficoltà non ci sono opportunità.

La vita è un equilibrio di alti e bassi: un processo di adattamento continuo.

Il cuore batte, l’ATP si produce, il cervello brucia kcal, i polmoni filtrano aria, i reni il sangue.

Non è mai stato un gioco da ragazzi.

Superare gli ostacoli che si incontrano lungo il cammino, ma anche e soprattutto quelli altrui è il viaggio più gratificante che esiste.

Cambia tutta la prospettiva del mondo, del modo di agire, pensare, e relazionarsi ai problemi.

Identifica e supera l’ostacolo.

Il tuo momento è proprio adesso, non procrastinare.

Esso stesso è la via da seguire.

Integra carbo in borraccia durante allenamento.

Vivi la natura, sperimenta la vita in ogni sua fase e processo.

Non sprecare un minuto se puoi uscire di casa.

Il superatleta non è mai stato così vicino.

Dott. Samuele Valentini

Nutrizionista dello sport