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Parti dalle basi: 6 nuovi pilastri per la performance

Tutti parlano di longevità e salute.

Biohacks per migliorare la performance.

Protocolli.

Danno consigli di ogni genere.

E quando le informazioni sono giuste va più che bene.

Ma attenzione, non dobbiamo complicare troppo le cose.

La maggior parte dell’efficacia di una performance sportiva, di uno stato di salute e di programmi per la longevità partono dalla basi.

Non dimentichiamoci di questa cosa.

Un aspetto che fa la differenza più di ogni tecnica di biohacking, salute, longevità, della performance.

La maggior parte dei miglioramenti in uno o tutti questi obiettivi personali si costruiscono infatti lentamente.

Non bastano 10 sedute di ipossia, alzare l’ematocrito di qualche punto, e pensare di vincere una gara.

E nemmeno un mese di dieta rigida per sistemare il colesterolo e le analisi del sangue.

Un’integratore o un programma per vivere 120 anni.

A contare davvero sono le abitudini giornaliere, costruite nei mesi e anni precedenti, non tramite la ricerca continua del prossimo trend di salute.

Mi accorgo di tantissime persone che si reputano ricercatori fai da te, che si informano e leggono ogni cosa in materia di interesse.

Ma se il quadro della conoscenza manca delle basi, queste informazioni possono essere fuorvianti.

Nel caso della nutrizione per esempio lo studio dei processi di biochimica di base. Al tempo fu il primo esame che decisi di sostenere, con uno studio molto approfondito, perché avevo intuito della sua importanza per potere progredire nelle altre discipline nutrizionali.

Anche in laurea magistrale poi mi appassionai della stessa biochimica della nutrizione. Al di là dei due 30 e lode, non avevo più smesso di studiare i processi di base, anche oggi, prima di passare all’analisi di studi più complessi e metanalisi.

Lo stesso nel campo dell’allenamento.

Solo dopo tanti anni, da quando portai a termine il primo supersprint di triathlon a 17 anni nel lago di Tarzo, in Veneto, solo oggi (15 anni dopo) ho deciso di affidarmi ad un allenatore, acquistare un potenziometro, una bici più moderna, lavorare di fino sull’ integrazione, adottare tecniche di biohacking più avanzato.

Tutti gli anni prima mi sono dedicato a costruire la base di allenamento.

Mi ero accorto infatti che alcuni atleti vivevano di rendita.

Anche se si fermavano o rallentavano il ritmo, rimanevano altamente competitivi dopo anche solo qualche mese di ripresa.

Mi è capitato lo stesso dopo 1 mese di fermo per il viaggio di nozze.

Dopo qualche settimana ero già al livello pre-partenza.

Il messaggio non è di certo quello di attendere 15 anni prima di affidarci ad un allenatore, nutrizionista, e sperimentare qualche nuova tecnologia o approccio, anzi.

Solo che spesso siamo concentrati su aspetti sbagliati o non così tanto influenti come partire da aspetti di base e fondamentali.

Questo vale per qualsiasi obiettivo: dimagrimento, miglioramento della performance, longevità, salute e così via.

Ma allora su cosa ci dovremmo concentrare?

I 6 nuovi pilastri di salute

Nel tempo ho individuato dei pilastri di salute, tant’è che ho scritto anche una piccola guida che viene ancora inviata la prima volta a coloro che si iscrivono a questa newsletter.

Se dovessi stringerli ancora, e parlare dei fondamentali dei fondamentali, davvero delle basi imprescindibili, oggi ne lascerei solo alcuni.

Riscriverei solo 6 pilastri di salute:

  1. Tempo all’aperto: esposizione al sole, alla luce, agli elementi naturali, forest bathing e immersione nel verde.
  2. Cibo vero: naturale, non processato, così come viene fornito dalla natura, tradizionale, non trattato, non industriale.
  3. Relazioni profonde, sane e durature: persone su cui contare, tempo sociale, dedicato alla conversazione, scambio di idee, e relazioni sociali. Ricordate che siamo animali sociali, e senza la presenza degli altri non viviamo in modo completo.
  4. Movimento e allenamento: quotidiano, un giorno senza equivale a un giorno perso. E’ la base che ci ha permesso di evolverci, e non può essere contrattato con niente. Meglio se all’aria aperta, e se di lunga durata, come nel caso dell’endurance.
  5. Sonno: rispetto del ritmo circadiano, delle fasi di veglia e di sonno corrette, degli orari giusti del pasto e per coricarsi, del riposo dall’allenamento, del recupero. Solo anche con una notte di deprivazione del sonno si può assistere ad un aumento della resistenza insulinica, peggioramento dei parametri cardiovascolari, aumento della deposizione di massa grassa.
  6. Gestione dello stress: cercare di abbassare o eliminare lo stress cronico, inserendo momenti di pace, relax, meditazione, riposo, calma. Oppure imparare a gestire i momenti di stress acuto, con una risposta fisiologica, senza accumularlo o renderlo cronico. Nel caso dello sport è fisiologico, ma deve durare giusto la seduta di allenamento. Dopo l’evento stressante ci deve essere necessariamente riposo, recupero, sonno, nutrizione, integrazione. Solo così evitiamo che diventi cronico.

Non preoccupatevi delle ultime scoperte scientifiche, biohacks, o strategie di integrazione.

E lo dico avendo appena formulato un integratore innovativo che fa uso dell’amarena e delle sue proprietà da poco scoperte, frutta crioessiccata, il sodio, e carboidrati alto dosaggio.

Prima di disporre del Vale100 infatti, per anni andavo veramente ad acqua e sale. Per alcuni pane e acqua, per altri acqua e zucchero.

Se infatti le basi non sono allineate, non sono presenti, o non siamo costanti nell’applicare i 7 principi sopra elencati (specie in merito alla salute vera), non preoccupiamoci del cherry juice, apporto in antocianine, g cho/ora, sodio, crioterapia, ipossia e così via.

Mi rendo conto che questo avviene non solo nell’allenamento, ma anche con la dieta, nel mio lavoro quotidiano.

Mi capita di avere di fronte pazienti super edotti, che conoscono ogni trend, che sperimentano ogni dieta e integratore, ma che ogni volta falliscono in un compito base: restare in forma, in salute, perdere grasso e così via.

Vogliono effettuare ogni test possibile: analisi del sangue specifiche, analisi ormonali, test del capello, test del microbiota, e anche test avanzati di metabolomica.

A cosa serve dover navigare fra miriade di dati e risultati, se alla base manca la volontà, l’applicazione, e l’azione nel seguire un certo stile di vita e alimentare nel tempo?

Anche tra gli sportivi è comune questo approccio.

Prima di pensare a quanti mg di sodio vanno sciolti in borraccia, l’integrazione di precisione, i g cho/ora e così via, perchè non partire dall’essere costanti con l’allenamento e una sana nutrizione bilanciata, che preveda un po’ tutti i micro e macro nutriente e sia varia?

Il problema nasce dalla riprova sociale.

Vediamo quelli forti, o i professionisti, e vogliamo imitarli.

Vediamo le routine di longevità di Bryan Johnson, il milionario americano che si prefigge di non morire, fondatore del movimento Don’t die, e vogliamo replicarle. Tra l’altro proprio in queste settimane ha lanciato un programma di consulenza in cui si può essere seguiti a 1M€ all’anno.

Vi posso garantire che non servono quelle cifre per capire come migliorare in salute e performance. Anzi, la maggior parte delle pratiche e dei 7 pilastri sono gratuiti.

Tutto quello che facciamo in più, specie all’inizio, può creare solo confusione, noia, disturbo, e non è detto che sia efficace come quanto partire dalle basi.

Lo stesso allenamento del vincitore di 6 medaglie d’oro in questa olimpiade invernale Milano-Cotina nello sci di fondo, Johannes Klaebo, è per un 90% addirittura in zona 1. Solo in avvicinamento alle competizioni inizia lavori specifici, di qualità, ad alta intensità, inserendo 2-3 ritiri in altura per alzare l’ematocrito.

Nell’allenamento di pesistica o di potenziamento in generale si parla dei famigerati esercizi fondamentali. Mi sono sempre piaciuti.

Stacco, squat e panca piana.

Nel caso della mancanza di un bilanciere vanno benissimo anche esercizi a corpo libero come dip, trazioni di varia tipologia, piegamenti.

L’atleta potenziato e gli Enhanced games

Quando parlo di tecniche biohacking avanzato, lo faccio quasi come aspetto culturale.

Un esercizio mentale.

“E se potessimo accedere a questa e quella tecnologia, device, metodica, supplement, quanto potrebbe migliorare la nostra performance”?

Mai avrei pensato che potesse diventare un progetto reale, con una sede annunciata, investitori, atleti coinvolti e una data.

E invece sì.

Si chiamano Enhanced Games, Las Vegas 2026.

Dichiaratamente orientati alla massima performance umana, anche attraverso protocolli farmacologici oggi vietati nelle competizioni tradizionali come i Giochi Olimpici.

Non è più un dibattito teorico.

È un esperimento che si prepara a partire.

Perchè siamo arrivati fino a qui, a parlare di Olimpiadi per atleti che fanno uso di sostanze dopanti?

Se guardiamo la storia dello sport con onestà intellettuale, non possiamo far finta che il tema potenziamento sia nato ieri.

L’atleta è sempre stato un progetto evolutivo.

Dalla notte dei tempi prova a migliorarsi, anche rischiando la salute.

Dalla pista in terra battuta a quella sintetica.

Dalle scarpe rigide alle super shoes in fibra di carbonio.

Dall’allenamento a sensazione alla periodizzazione scientifica.

Dal pane e acqua alla nutrizione di precisione (e al Vale100).

Dall’intuito, al cardiofrequenzimetro e poi al potenziometro.

Ogni generazione ha spostato l’asticella.

Il record mondiale non è altro che la formalizzazione di un’ossessione: migliorare.

Gli Enhanced Games rappresentano l’evoluzione estrema di questa traiettoria.

Non clandestina.

Non nascosta.

Ma dichiarata.

È questo che cambia tutto.

Sono favorevole all’esistenza di uno spazio separato di sperimentazione.

Si tratta di scienza sportiva, e ogni nuovo studio in merito potrebbe portare a nuove scoperte e avanzamenti nel campo della performance umana.

E lo dico sapendo che molti, anzi la maggior parte di voi forse non saranno d’accordo.

Ho sentito commenti come:

“Qualcuno prima o poi ci lascia le penne.”

“Non è sano.”

“Distrugge i valori dello sport.”

Capisco queste reazioni.

Ma facciamoci una domanda scomoda: oggi siamo sicuri che il sistema sia davvero pulito, trasparente e coerente?

Gli Enhanced Games provano a fare una cosa radicale: togliere l’ipocrisia.

Creare due binari distinti:

  • sport naturale regolamentato
  • sport potenziato sotto supervisione medica

Non un far west.

Non un amatore che compra sostanze online e fa uso di mega dosi.

Ma protocolli monitorati, con équipe mediche, controlli continui, dosaggi calcolati e personalizzati.

C’è una differenza enorme.

Attenzione però: come anticipato non dobbiamo emulare.

Qui sta il punto centrale.

Gli atleti coinvolti sono ex olimpionici, professionisti, persone che hanno già spremuto il loro potenziale naturale per 15–20 anni.

Non è il principiante.

Non è l’amatore che vuole vincere la gara del paese.

Non è chi rischia la salute per un premio simbolico, come una spesa o un prosciutto.

È il livello 100 che vuole capire dove può arrivare il proprio corpo, con supporto medico e monitoraggio costante.

E anche qui, sia chiaro: il rischio zero non esiste.

Ma il rischio aumenta in modo esponenziale quando:

  • mancano basi solide
  • manca cultura fisiologica
  • manca controllo medico
  • si inseguono megadosi “per sentito dire”

Ed è esattamente ciò che vedo nel mondo amatoriale.

Copia-incolla.

Forum.

Dosi senza logica.

Ormoni senza esami.

Questo sì che è pericoloso.

Non ex olimpionici seguiti da personale medico e super allenati.

La maggior parte delle persone che idolatra questi eventi lo fa perché frustrata, non vede più miglioramenti. Tuttavia non sa che ancora potrebbe progredire di molto con la giusta nutrizione, integrazione, riposo, allenamento, e tecniche di bioahcking ammesse.

Chi li critica invece lo fa perché spaventati, pensando che chissà quali sostanze si usino, che la salute sarà compromessa e così via.

Entrambe le reazioni nascono da un errore: guardare il livello 100 quando non abbiamo ancora consolidato il livello 10.

Perché la verità è questa: il 99% degli atleti non è nemmeno vicino al proprio limite fisiologico naturale.

Prima di pensare a manipolare l’ematocrito, intervenire sull’assetto ormonale, usare protocolli farmacologici, chiediamoci:

  • Dormo davvero 7–8 ore di qualità?
  • Mi alleno con costanza da anni?
  • Ho una nutrizione personalizzata o che sostiene in modo adeguato i miei allenamenti ogni giorno?
  • Gestisco lo stress?
  • Ho costruito abbastanza massa muscolare?
  • Ho parametri ematici solidi e stabili?
  • Integro durante allenamento a dovere?

Perché senza questo, qualsiasi potenziamento è costruito sulla sabbia, su castelli di carta, su delle fragili fondamenta.

Tuttavia Enhanced non significa barare.

C’è una distinzione fondamentale.

Barare significa violare un regolamento in modo nascosto.

Se esiste un contesto dichiarato, con regole proprie, separato dalle competizioni ufficiali, non si parla più di cheating.

Si parla di sperimentazione. Stop.

Con una condizione imprescindibile: se un atleta decide di seguire protocolli potenzianti, deve astenersi dalle competizioni ufficiali regolamentate.

E prendersi la responsabilità che ci possono essere effetti collaterali, ovviamente.

Per rispetto.

Per coerenza.

Per etica sportiva.

Nessuna sovrapposizione.

Per anni ho parlato e continuo a parlare di biohacking.

Integrazione di precisione.

Carboidrati ad alto dosaggio.

Sodio calibrato al mg.

Carboidrati/h.

E tanto altro.

Mai avrei pensato che il discorso potesse arrivare fino a un evento ufficiale di “atleti enhanced”.

Ma la lezione è sempre la stessa.

Se le basi non sono solide, il resto è rumore.

I 7 pilastri quali tempo all’aperto, cibo vero, relazioni, movimento, sonno, gestione dello stress rimangono superiori a qualsiasi tecnologia.

Prima di parlare di potenziamento, costruiamo il motore.


“La vera differenza, per il 99% di noi, non è una sostanza, ma la costanza.”

Samuele Valentini


Non complichiamo le cose.

L’enhanced athlete è un’estremizzazione del concetto di performance.

Affascinante? Sì.

Discutibile? Anche.

Rilevante per noi oggi? Quasi mai.

Il miglioramento reale, quello che cambia il corpo, i parametri, le gare e la vita, nasce ancora da ciò che è semplice, ripetuto e costante.

Il resto viene dopo.

Non a caso ho deciso di fondare il progetto VALE, e formulare nel tempo un prodotto naturale, anche se altamente specifico per la performance, e allontanarmi da tutto ciò che è chimico, di sintesi, industriale, con conservanti.

Sono convinto che non servono scorciatoie e che la natura può darci tutto quello che ci serve anche per una performance di massimo livello.


Aggiornamento Vale100

Da qualche giorno è iniziata la produzione dei sacchetti con la grafica definitiva.

Anche se il minimo d’ordine non è di certo basso, è giusto credere in quello che si fa e professa, al di là dei test di mercato.

Per l’arrivo del materiale in laboratorio servono ancora 10-15 giorni.

Nel frattempo stiamo costruendo il sito web ufficiale per poter ordinare su Shopify, mentre ora è una pagina di preordine.

A breve quindi chiuderemo i suddetti preordini.

Prima ci sarà una mail solo dedicata a chi ha effettuato il preordine, e dopo un certo tempo il Vale100 sarà disponibile per tutti gli altri (scorta permettendo).


Dott. Samuele VALENTINI