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I 5 elementi essenziali per diventare Superatleta

Ideali e aspirazioni sono fondamentali anche nello sport.

Sogni, obiettivi, ambizioni.

Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, paure, storie tristi, giudizi negativi sugli altri.

A dirlo non è Samuele Valentini, ma il Dalai Lama.

Quante volte abbiamo avuto pensieri auto-sabotanti.

Ci gettiamo la zappa sui piedi.

Ascoltiamo il parere degli altri, e ci facciamo condizionare facilmente.

Potremmo migliorare ma decidiamo di non farlo, di rimanere frenati.

“Ah quanto è forte Tizio, Caio è impossibile da battere. Prima di superarlo ne dovrai mangiare di pagnotte.”

E commenti del genere.

Mi era capitato di condividere parlando con uno sportivo della zona un bel giro lungo estivo nell’entroterra, con più di 4000 D+, 240 km alla media di oltre i 30 km/h insieme a un paio di ciclisti. Guardavamo i dati sulla frequenza cardiaca ed era rimasta piuttosto bassa.

E il primo commento non è tardato: “Ah ma i professionisti lo farebbero sai a quanto? alla metà dei tuoi battiti, a bocca chiusa.”

Analizzando poi da chi proveniva il commento, mi resi conto che era dettato dalla paura di non riuscire a concludere tal giro, dall’ansia da prestazione, dalla impossibilità di vedere miglioramenti, dalla non costanza in allenamento. Da quelle persone che l’unica cosa che sanno fare è giudicare negativamente l’operato altrui, senza muovere un dito.

E questo era solo un esempio. Non che avessi bisogno della sua approvazione, ci mancherebbe.

Ma so che molti tendono a farsi condizionare non poco da quello che possono pensare gli altri, specie nello stesso ambiente, anche involontariamente.

A quanto ho capito fino ad oggi, l’approccio migliore è lavorare in silenzio e attendere che arrivino i risultati: saranno loro a parlare per noi.

Actions speak louder than words.

Poi esiste la categoria di persone che deve parlare di ogni suo raggiungimento sportivo, e in questo caso è vero che il più delle volte lo fanno per cercare approvazione. Per non sentirsi inferiori, o mettere le basi e le cose in chiaro che ci stiamo trovando di fronte un campione.

Ma ancora una volta stiamo mettendo le parole davanti ai fatti.

Non vi preoccupate, se state migliorando non tarderanno a saperlo quelli del vostro circolo sportivo, non c’è bisogno di sbandierarlo.

Come sapete in questa newsletter parlo soprattutto di upgrade della prestazione sportiva, ed è importante anche come gestiamo questo processo, non solo la pratica di attuazione.

Sono sempre più convinto che l’aspirare a diventare superatleta sia per tutti, la chiave, e non solo per una ristretta elite.

Come diventare davvero un Superatleta

Chi è veramente il superatleta di cui parlo nelle newsletter?

Non è l’atleta professionista, e nemmeno un superman in grado di battere tutti i record mondiali. Né Pogačar della situazione, Ingebrigtsen, o altri talenti sportivi. Anche perché loro sono già ampiamente affermati, e non hanno bisogno di un percorso per superatleti.

In due parole: è diventare la migliore versione sportiva di ciò che possiamo raggiungere con i nostri sforzi, sacrifici, lavoro, dedizione, cura del dettaglio.

Ma soprattutto concentrandoci su ciò che conta davvero nella performance: allenamento, nutrizione, integrazione, sonno, biohacking, intake di carboidrati, antiossidanti e così via.

Avvicinarsi e tendere al superatletismo è anche osservare un minimo miglioramento.

In ultima analisi è davvero per tutti: non pensiamo solo a chi vince gare, batte record, ha prestazioni da urlo. Sicuramente avranno percorso un pathway di dedizione e cura del dettaglio. E poi non è detto che non possiamo diventare come loro.

Tuttavia è intrinseco in noi stessi: basta solo volerlo e lasciarlo emergere.

È l’obiettivo, l’ideale, la meta, l’aspirazione.

E senza sogni è più difficile mantenersi concentrati, focalizzati, avere motivazione nel fare sport.

Quando mettiamo un grande obiettivo davanti, tutto diventa più facile (missione).

Ragioniamo così.

Quando le persone e i pazienti vengono in studio per il dimagrimento, hanno quell’obiettivo, una versione fisica migliore di quella attuale, e si impegnano con tutti gli strumenti possibili forniti da professionisti del settore.

Allo stesso modo sportivi, anche i professionisti che seguo, hanno l’obiettivo comune di osservare un passetto in più rispetto a prima.

I nostri antenati erano mossi da obiettivi di sopravvivenza, ma pur sempre rappresentavano un’idea di raggiungimento di qualcosa tramite i nostri mezzi più ancestrali: partner, cibo, acqua, riposo, insediamento, calore, riparo e così via.

Oggi non siamo cambiati, abbiamo solo spostato e alzato le priorità, avendo già a disposizione, almeno per i Paesi avanzati, le sicurezze sopra citate.

Il progresso ha mosso l’umanità sin dal giorno 0 su questo pianeta, e non è un male aspirare al superatletismo, anzi.

La volontà è quella di fondare un gruppo, una tribù, una comunità sportiva di aspiranti superatleti. Abbiamo tutte le capacità per diventarlo.

Ancora una volta è il processo a contare più di tutti, non la meta finale.

Quando abbiamo portato a termine l’allenamento, o una scalata, una pedalata, un’impresa, un lungo, e abbiamo raggiunto una cima, a contare è stato il viaggio, la gestione durante, la nutrizione, la fatica del gesto. Il panorama finale è solo una ricompensa.

Tutti noi siamo già in parte superatleti: se abbiamo posto l’obiettivo di miglioramento e lo stiamo portando avanti, semplice.

Già solo l’atto di leggere una newsletter su nutrizione sportiva e biohacking è un gesto di volontà verso l’apprendimento.

Quello a cui tengo è la sperimentazione, la prova sul campo, il medico di se stessi, per testare nella pratica e non solo a livello teorico cosa funziona per noi e cosa no. Quali problemi dobbiamo prima di tutto risolvere per sbloccare il prossimo livello.

Per alcuni passa da un’alimentazione grammata, per altri dal focus su una integrazione di precisione, personalizzata, per altri ancora da un programma di allenamento da seguire, da più ore di sonno, e così via.

5 passi per iniziare il percorso da Superatleta

Qui sta il punto che mi sta più a cuore, e che spesso viene frainteso.

Il superatleta non è colui che trascura tutto pur di migliorare: matrimoni falliti, burnout da competizione, stress lavorativo e così via.

Per cosa? Rimanere ancora più soli e crogiolarsi nel miglioramento della performance. Una follia.

La vita è anche divertimento, riposo, festa.

Non può essere tutto basato su allenamento, dati, numeri, tabelle. Non siamo robot o macchine, ma umani, nonostante intelligenza artificiale, machine learning, automazione.

Reprimere il lato più emozionale, goliardico, di divertimento e passione dello sport equivale ad ucciderlo, decretare la morte dei valori sportivi.

Per questo non vorrei mai che il superatletismo si riducesse a questo mero scopo.

È molto di più: spesso scopriamo che nei momenti in cui rallentiamo, troviamo più giovamento.

Io stesso non baso tutti gli allenamenti in funzione del calendario gare.

Esistono giornate in cui riposo del tutto, altre che non guardo l’orologio, non eseguo tabelle, programmi, non prendo gel o bevo carboidrati in borraccia, e mi godo natura, silenzio, respiro, atletismo, resistenza, pace.

Questo è il principio dell’alternanza tra otium e negotium di cui ho accennato spesso per la vita e il lavoro, un principio stoico validissimo anche nella sfera sportiva.

Momenti più concentrati dove non si sgarra di un millimetro con il programma di allenamento, alimentare, di integrazione, biohacking routine e ore di sonno.

E momenti in cui ci si dimentica quasi della loro esistenza. In questo secondo step di otium sportivo si mantengano però sane abitudini: è qui che il lavoro fatto ha i suoi frutti.

Nel momento in cui smettiamo di imporci una routine, diventa un processo del tutto naturale.

Ci saranno momenti di vita in cui non avremo bisogno di un programma ferreo da seguire a menadito, ma saremo in grado di gestirlo alla grande vista l’esperienza pregressa.

Considero infatti i percorsi nutrizionali, gli esami, le valutazioni, i test, le integrazioni non altro che metodiche di apprendimento che ci torneranno utili in qualsiasi momento, specie in quei momenti in cui non abbiamo la necessità di essere così rigidi.

È proprio questa alternanza che rende uno sportivo vir bonus, stoico, saggio, capace del miglioramento, in ultima analisi superatleta. Altrimenti si rischia di essere risucchiati nel gioco della performance.

Ho parlato di gioco proprio perché ogni confronto, competizione, gara, prestazione deve essere considerata tale.

Il superatletismo rappresenta un modo di evasione, leggerezza, salute, divertimento, e messa alla prova delle proprie capacità fisiche, psichiche e attitudinali sportive.

Per questo reputo lo sport cultura vera, insegnamento: non bastano nei programmi scolastici le due ore risicate di educazione motoria del sabato mattina.

Senza sfide lo sport stesso perde eleganza e piacere, si appiattisce e diventa noioso.

Un po’ come timbrare il cartellino in azienda e ripetere un compito monotono, ripetitivo, meccanico.

Questo incarna il progetto VALE a tutto tondo, ma anche la mia presenza online.

Per me rappresenta un QUID, visto che ho già tanto lavoro in sede fisica.

Ma è un piacere parlare e scrivere a persone come voi, che vogliono mettersi in gioco e sperimentare nuove possibili performance, con leggerezza e senza imposizioni, con scienza e conoscenza, altrimenti non sarebbero arrivate a leggere fino a qui.

Driven by Science, Defined by Nature infatti è lo slogan che ho scelto sul retro del Vale100 (per chi non lo conoscesse: il primo carboidrato con frutta crioessiccata da sciogliere in borraccia), e incarna l’idea di connubio tra ciò che è analitico, scientifico, basato sull’evidenza, e ciò che è naturale, spontaneo, autentico.

Se cerco troppa scienza e biohacking si sfocia negli Enhanced Games, nel fare di tutto pur di migliorare la performance, anche con PED (performance enhancing drugs), e il lato oscuro è il burnout, e di perdere la magia dello sport.

Se mi affido troppo al naturale, anche in questo caso non è detto che sia sempre l’ideale. La performance si ottimizza anche con strumenti, tecniche, tecnologie e ingredienti che non è detto che siano presenti in natura.

Pensate all’ipossia, all’uso combinato di maltodestrine-fruttosio, all’uso di integratori più in generale, agli occhiali blue-blockers, ai test che oggi possiamo avere (del capello, del sangue, del microbiota…). Le stesse scarpe da running, occhialini da nuoto, bicicletta per pedalare, o altri qual si voglia strumento idoneo allo sport non sarebbe esistite senza la tecnologia umana.

La prima forma di tecnologia più rudimentale è il fuoco: assemblare pezzi di legno e trovare una soluzione per accendere una fiamma. Da quel momento l’evoluzione umana è cambiata, si è accelerata, e la vita è iniziata ad allungarsi sempre di più: sterilizzare il cibo, allontanare predatori e così via.

Fino ad oggi, che possiamo controllare la nostra performance, manipolarla a fin di bene, gestirne gli effetti collaterali.

Se avessi puntato al 100% naturale avrei pensato al Vale Essential o Vale Authentic o Natural Fuel: 100% frutta crioessiccata, nessun altro ingrediente.

Non nascondo tuttavia che potrebbe essere una variante futura del Vale100 per l’atleta puro che non vuole altro che madre natura in borraccia, con ovviamente minor apporto di carboidrati.

Per adesso preferisco essere più orientato e specifico per la performance, addizionando anche un mix di maltodestrine a specifico DE e rapporto con il fruttosio, insieme al Sodio.

Esistono 5 step essenziali per iniziare il processo del superatletismo:

  • Cura del sonno
  • Monitoraggio HRV e analisi del sangue
  • Carboidrati durante l’allenamento
  • Potenziamento (pesistica, corpo libero ecc.)
  • Alimentazione e integrazione personalizzata

Ho preparato una guida nutrizionale sportiva dettagliata nel tempo, dove affrontiamo nel dettaglio punto per punto, e per adesso abbiamo deciso di renderla gratuita per i primi utilizzatori del Vale100.

L’idea è di condividere questo processo tramite un nuovo canale YouTube, quello di Vale, che sarà un po’ diverso dal classico promozionale sui propri prodotti.

Un canale che condivide il processo di miglioramento sportivo, di raggiungimenti, di allenamenti e gare, di corretta gestione nutrizionale e così via. Così possiamo trarre ispirazione, e vedere più da vicino quanto è affascinante mettersi in gioco a livello sportivo, che poi diventa anche totalmente personale.

Il primo video sarà su una sportiva speciale, mia moglie Sara, che sta preparando la sua prima maratona, in casa a Rimini per aprile. Riprenderemo qualche momento di gara, ma soprattutto quello che c’è dietro: la preparazione iniziale, l’avvicinamento alla gara, le sensazioni, la sua nutrizione e integrazione, composizione corporea, ma anche momenti di vita per incastrare allenamenti, lavoro, tempo in famiglia.

Vi comunicherò quando sarà pronto canale e primo video.

Il superatleta è la persona normale che riesce a trovare sì il tempo per allenarsi, ma anche per tutto il resto.

Tutti noi possiamo accedere al superatleta: è solo questione di aprirsi a nuove possibilità.

Non pensiamo che lo sport sia per pochi.

Dovrebbe essere la medicina per tutti.

Per problemi, overthinking, stress, dimagrimento, basso umore, irritabilità, senso di autostima, salute.

Una grande medicina naturale che allontana dipendenza, malumori, e situazioni difficili.

Poi scopriremo che ci piace farlo, e vorremo migliorare.

E io sono qui per accelerare i tempi, mantenendo approccio scientifico e naturale.

A presto.

Dott. Samuele Valentini