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Il segreto della costanza: trovare la vera motivazione per allenarsi

Natura, performance e riflessioni per chi vuole migliorare davvero

Attenzione a guardare il livello 100 della performance quando non si è ancora costruito il livello 10.

Siamo entrati nell’era del potenziamento. Della medicina potenziativa. Degli atleti enhanced. Esistono progetti, come Enhanced Games, che parlano apertamente di spingere l’essere umano oltre i limiti naturali, usando tecnologia, scienza e, in alcuni casi, farmacologia.

Non sono contro questa tipologia di evoluzione. Ma mi interessa un altro tipo di potenziamento: quello che nasce dalla comprensione della fisiologia. Non necessariamente dalla sua manipolazione forzata.

Il superatleta non è un professionista. Non è chi vince. Non è chi sale sul podio. Non è chi batte tempi straordinari o compie imprese fuori dall’ordinario.

Si tratta di un percorso verso la massima performance concepibile, la migliore versione di te stesso. Il medico di se stesso. Il superatleta.

Non serve fare di più. Serve fare meglio.

La performance non è una risposta casuale agli stimoli. Se lo stimolo è corretto, il corpo risponde, grazie all’ormesi.

Se lo stimolo è sbagliato, il corpo si difende: infortuni, burnout, stallo, calo motivazionale, carenze nutrizionali, problemi intestinali. Non sono casualità. Sono segnali.

Questa newsletter non è per chi cerca la soluzione veloce.

È per chi vuole migliorare seriamente. Per chi si allena con costanza e capire davvero cosa sta facendo. Per chi non si accontenta dello sport come semplice benessere generale.

Il miglioramento non è lineare. È fatto di progressioni e regressioni controllate. Analisi, correzioni, ottimizzazioni, follow-up.

Il superatleta non è un punto di arrivo. È un processo. Un dialogo continuo tra corpo e mente. Tra scienza e sensazione. Tra dati e intuizione.

L’osmosi uomo-natura: il segreto della costanza

Dopo una vita passata a fare le più svariate tipologie di sport, specie di endurance, e continuando a farlo quasi ogni giorno, mi sono reso conto di un aspetto fondamentale.

Ho capito il vero motivo per il quale ricerco l’attività fisica.

L’uomo rimane un animale conservativo, ovvero che come ogni specie cerca il risparmio energetico. Fare attività senza lo scopo legato a cibo o sopravvivenza è più difficile. Questo è anche uno dei motivi per cui vediamo il dilagarsi di sovrappeso e sedentarietà.

In pratica uscire di casa e andare a correre, in bici, in palestra, o in piscina, o in qualsiasi altro luogo dedicato all’allenamento, richiede in primis un atto di volontà. Poi però ci si rende conto di quanto ci fa stare bene, in forma, in salute, e sentiamo davvero le beta-endorfine circolanti, con un senso di appagamento autentico.

Gli ultimi studi ci dicono inoltre che dopo l’attività fisica siamo più ricettivi a livello cerebrale, in grado di performance mentali migliori: attenzione, elaborazione, concentrazione nel lavoro.

Il mio motivo, in ogni caso, rimane legato alla ricerca degli elementi naturali, più di ogni altra cosa.

Sarò onesto: la performance passa a volte in secondo piano. È un must improrogabile, non intercambiabile con niente.

Se oggi non sto in natura, è un giorno perso.

Mi sono reso conto che ha un potere terapeutico, calmante. Non a caso in Giappone si pratica il forest bathing, immergendosi nel verde. Purtroppo la vita frenetica, il lavoro, lo stress cronico, il poco tempo, la gestione della famiglia e gli impegni quotidiani, ma soprattutto la vita in città, ci hanno allontanato in modo tremendo, quasi spezzando il nostro legame primigenio con madre natura.

L’ideale sarebbe avere, anche in luoghi come le città o nelle nostre abitazioni, degli spazi dove è possibile stare un po’ in silenzio, in pace, connessi con gli elementi naturali.

Nel mio caso uso l’attività fisica proprio come momento di evasione.

Un periodo avevo smesso di fare ciclismo, con il Covid, e dopo non avevo più ripreso fino a circa il 2023. Prima, durante la quarantena nel giardino di casa mia, tutti i giorni al sole con un programma di potenziamento a corpo libero. Poi mi allenavo ogni giorno in una palestra all’aperto, con trazioni, sbarra, bilanciere, pesi sul mare. Accoppiavo sempre, dopo l’allenamento, anche bagni freddi invernali.

Ho bellissimi ricordi di quel periodo: stare al sole, nel silenzio, fare bagni nel mare Adriatico, potenziare il proprio corpo mi faceva stare benissimo. Tant’è che acquisii più di 10 kg, passando dai 64 kg di quando ero più ciclista-scalatore ai 76–77 kg dopo un paio di anni di potenziamento.

Poi, sotto la sfida di un mio compagno di allenamento, anche lui ex ciclista, accettai di tornare a fare una pedalata. E da quel giorno sono tornato a farlo con continuità. Anche il ciclismo mi permette di evadere, scappare dal traffico, raggiungere le salite e godermi il panorama.

In parte il traffico veicolare è un elemento stressante, che non mi permette di godere a pieno dei benefici di un’evasione totale, di una riconnessione vera con la natura. Clacson, rumore delle macchine, smog, rischi e pericoli a cui stare attento, non mi concedono purtroppo un vero momento di pausa mentale dal lavoro e dagli altri impegni.

A parte questo, lo sport funge anche da elemento fortemente identitario, che rafforza l’autostima. E mai come con questa disciplina lo ha reso possibile nel mio caso. Dopo molto tempo, ora riesco ad eccellere anche senza esagerare con l’allenamento, a ottenere ottime prestazioni, e questo mi fa davvero piacere.

Parlavo di questo insieme a un atleta che seguo, Nicholas Montemaggi, che ha portato a termine questo weekend un triathlon su distanza mezzo Ironman a Gran Canaria e di come avesse portato a termine un’ottima prestazione dopo un po’ di tempo lontano dalle gare.

Probabilmente gli anni alle spalle di esperienza e carico di lavoro non si annullano, anzi rimane una certa memoria cellulare dello sforzo e del gesto sportivo.

Il superatleta, nella mia visione, è colui che è in grado di riconnettersi alla natura, un po’ come il superuomo di D’Annunzio, che compie un’osmosi panica con gli elementi naturali.

È sicuramente un atleta, che conosce il suo corpo, sa cosa deve fare per migliorare, cura al dettaglio nutrizione, integrazione, allenamento e sonno. Però sfrutta l’allenamento per questa riconnessione madre-figlio, uomo-madre natura, con la madre terra. Si prende un momento per osservare, meditare, e non guarda solo dati e numeri.

È ossessionato dal miglioramento, ma come molla motivazionale per perseverare nei propri obiettivi di performance e preservare la propria costanza.

Nuovi orizzonti sportivi

Per questo ho deciso che nei prossimi anni, o forse mesi, mi dedicherò ad allenamenti il più possibile in natura, tenendo in considerazione sicuramente un’alternanza della bici da strada al gravel o alla mtb.

Avendo praticato anche anni di mountain bike, ho bei ricordi quando sono nel bosco, in ciclabile, in single track, e in qualsiasi posto lontano da strada, confusione, pericoli, stress. È come se il mio sistema simpatico, quello del cortisolo e dell’adrenalina, avesse una pausa, un momento di minore tensione. Lo percepisco già non appena entro su uno sterrato.

Lo stesso mi capitava quando correvo a piedi e mi allenavo per i triathlon. Quando avevamo sessioni di nuoto in acque libere era una sensazione fantastica. Nuotare in acque naturali ha qualcosa di diverso, qualcosa che le vasche non ti danno.

In quarta superiore ricordo ancora di aver avuto una sorta di osmosi panica anch’io, quando a Maggio provavo il percorso di nuoto il giorno prima del triathlon sprint di Rimini. Era pomeriggio-sera e una luna piena mi accompagnava nelle bracciate lunghe e spensierate. In quei momenti ci si dimentica di tutto, si bada al gesto sportivo, e si anestetizza il pensiero ricorrente e ripetitivo, le pianificazioni della vita. Ci si concentra, specie quando la fatica è tanta e il cervello entra in modalità sopravvivenza.

Provate a fare questo esercizio mentale: cosa vi fa stare davvero bene?

Senza per forza concentrarsi su numeri, dati, prestazione.

Il superatleta fa anche questo: analizza, esplora, e poi sceglie le attività che lo nobilitano, non quelle che lo stressano.

È inutile dedicarsi a un’attività contro voglia.

Ci saranno sicuramente giorni con meno voglia di allenarsi, ma chiediamoci: nella media delle volte, riusciamo anche a divertirci?

Divertimento, natura e spirito giocoso devono rimanere al pari di performance e miglioramento, nell’ottica del superatletismo.

Ecco che da tutta questa serie di valutazioni ho sentito la necessità, ogni tanto, di evadere dalla strada. E chissà dove mi porterà il futuro.

Spero che anche tu, ogni tanto, abbia la possibilità di fermarti e chiederti se la direzione che hai intrapreso ti fa stare davvero bene, al di là di tutto.

L’integrazione naturale: la mia scelta

Questa ricerca della natura è stata determinante anche nella formulazione del Vale100, la prima integrazione pensata per introdurre fino a 100 g di carboidrati e 500 mg di sodio, e che contempla l’innovazione della frutta crioessiccata.

Mi sono chiesto più volte come potevo sostenere i miei allenamenti nel modo più naturale possibile.

Dopo anni di attente valutazioni e ricerche sono approdato proprio alla frutta crioessiccata. Non era facile capire come sfruttarne a pieno il potenziale, visto che il mio obiettivo era renderla specifica per la performance e non il benessere generale.

In quest’ultimo caso sarebbe stato semplice: bastava fornire frutta crio 100% da sciogliere in borraccia. Il problema è che si apporterebbero pochi carboidrati, e la quota di fibra sarebbe stata troppo alta.

Insieme al team di nutrizionisti e a un centro specializzato in formulazione e produzione, siamo arrivati quindi, dopo vari test, a una miscela ideale che contempla anche maltodestrine, fruttosio e sodio, insieme alla frutta crio, tutti nei giusti rapporti.

I giusti rapporti per cosa?

Per il gusto, l’apporto netto di carboidrati, e soprattutto la tolleranza intestinale.

I primi 116 sacchetti sono terminati in poco più di un giorno, e i primi feedback positivi degli sportivi non hanno tardato ad arrivare. Quello che ha colpito anche me è il sapore naturale, non stucchevole, piacevole da bere, tollerabile, al di là della parte tecnica che fa sicuramente la differenza.

Da qui è nata la Vale Sport Nutrition, che ha come mission il superatleta, il miglioramento della performance, ma nel modo più naturale possibile, perché so quanto la natura può offrirci in termini di ingredienti funzionali, come nel caso dell’amarena del Rio, raccolta a mano in Emilia-Romagna.

Il prossimo carico di frutta crio sarà pronto per fine aprile, e intorno ai primi di maggio riapriremo gli ordini: ci sono ancora tanti preordini e sportivi che non sono riusciti a garantirsi il Vale100, e la nostra prossima priorità è quella di una maggiore continuità nella produzione.

Definire gli obiettivi a priori

I prossimi obiettivi a livello agonistico, nel mio caso, riguarderanno la Gran Fondo Nove Colli. Più di 200 km per quasi 4.000 m di dislivello.

Per il lancio del Vale100, il boom di lavoro e il viaggio di nozze, non sono riuscito a macinare troppi km, per tanto mi sto concentrando più su allenamenti di qualità, e soprattutto su godermi la gara come un viaggio, un’esperienza di fatica per le salite del mio territorio.

Ora sto tenendo strategie da 90 g/h di carbo, tra Vale100 in borraccia e gel durante l’allenamento.

Dopo la Nove Colli mi aspettano altre fatiche, come la Marcialonga. A quel punto mi prendo una settimana per esplorare Malaga, una città che mi incuriosisce sotto diversi aspetti, sia per l’innovazione tecnologica che per gli elementi naturali e legati allo sport.

Questa micro-pausa mi aiuterà a capire bene i prossimi step: rafforzare l’allenamento su strada o integrare qualche variante su sterrato, gravel o mtb.

La voglia di compiere imprese sportive, immergermi in natura, e fare fatica rimane una mia caratteristica, forse anche genetica o di tendenza naturale, che non cambierà mai: l’elemento comune a tutti gli sport in cui mi sono messo in gioco, così come il viaggio verso il superatleta.

Anche l’agonismo, il mettersi in gioco e il confronto rimane un elemento nuovo dell’ultimo anno che vorrei mantenere: mi aiuta sempre come facilitatore dei miei obiettivi di performance.

Nell’arco di quest’anno aumenterò anche la creazione di contenuti, sul canale YouTube e sulle altre piattaforme, oltre a dedicarmi alla ricerca e all’espansione di ingredienti naturali con la Vale Sport Nutrition.

Spero che anche per te ci siano dei momenti di riflessione. Sono utili, ed è giusto esplorare bene le varie possibilità che la vita ci offre, ma poi bisogna decidere e dedicarsi a poche cose, fatte bene.

Buon viaggio verso il superatleta. Inizia ora.

P.S. L’esordio al campionato italiano di maratona di mia moglie Sara è andata alla grande: 2 h 48′ 10” e quarto posto assoluto a meno di dieci secondi dal podio. Purtroppo ha avuto qualche problema intestinale e si è dovuta fermare più volte, ora cercheremo di ottimizzare il gut training per il prossimo appuntamento: Maratona di Valencia a Dicembre.

Dott. Samuele VALENTINI