Prima di leggere

Accedi a un livello di conoscenza superiore con il Dott. Valentini. Scopri le ultime notizie scientifiche dalla tua mail

Rimani aggiornato su nutrizione, biohacking, integrazione e performance mentre leggi gli articoli della newsletter ufficiale (migliorerai nello sport e in salute)

Come ottenere più tempo libero e sbloccare la performance

Il tempo libero non è un premio che ci siamo guadagnati.

Il tempo libero NON è denaro.

Dobbiamo uscire da questa ottica letale.

Altrimenti presto o tardi rischiamo l’autodistruzione.

Tempo libero e riposo vengono concepiti purtroppo solo in funzione del lavoro.

Ho terminato, quindi mi merito di non fare niente.

Oppure di tornare alle mie passioni.

Di solito, nella società di oggi, tutto questo si riduce al weekend.

In settimana possiamo ritagliarci il mattino presto, la pausa pranzo, o la sera. Orari risicati.

Aggiungi la famiglia, per alcuni.

Così il tempo libero viene vissuto freneticamente, saltando da un’attività all’altra.

E si finisce per recuperare ciò che si era lasciato indietro.

In pratica altro lavoro, pulizie, spesa e così via.

Il settimo giorno, destinato al riposo dalla tradizione religiosa e oggi esteso anche al sabato, diventa il riposo solo con uno scopo davvero necessario: tornare produttivi il lunedì.

Un ciclo infinito che si ripete.

Le insoddisfazioni si ingrandiscono, fino a corroderci da dentro.

Viviamo in una società dove, se ti prendi un pomeriggio per te, per i tuoi hobby, o anche solo per non fare nulla, lo vivi come una sconfitta.

Una giornata produttiva andata persa. Un rimanere indietro rispetto agli altri.

E questo è un vero problema, perché uscire dalla mentalità workaholic diventa difficile.

Una sorta di dipendenza nascosta dal lavoro.

Perché è morto il tempo libero

È anche la morte del tempo libero. La sua fine inesorabile.

Per i Greci antichi era l’opposto.

Il lavoro e i compiti ripetitivi erano destinati agli schiavi.

La più alta forma di virtù era la contemplazione: lo studio, l’osservazione dei fenomeni naturali, la lettura, l’ozio.

Chi era frenetico, o si impegnava troppo in una sola attività, veniva guardato con sospetto.

Doveva avere qualche problema.

Oggi siamo arrivati esattamente al contrario.

Chi fa sport e ci dedica tempo viene additato come nullafacente.

Per chi è sulle strade è un ostacolo a chi deve correre al lavoro, anzi se posso arreco un dispetto.

Chi segue percorsi di vita diverse dal normale è strano, o poco sano di mente.

Se non ci laureiamo e non veniamo assunti in azienda, con il posto sicuro, faremo di sicuro la fame. “Dove andrai, sotto un ponte a fare l’elemosina?”

Così, nel tempo, abbiamo costruito questa cultura fallimentare dell’hard work.

In due parole: il riposo in funzione della produttività.

Una tragedia.

E abbiamo abbandonato le nostre reali passioni.

Tra tempo libero e lavoro c’è un condizionamento reciproco.

Dal riposo dipende il successo nel lavoro. Ma dalle condizioni in cui si lavora dipende anche la possibilità di riposare, di recuperare le forze.

A prima vista, l’organizzazione industriale sembra aver aumentato il tempo libero, con tutte le promesse che comporta per un gran numero di persone.

D’altro lato, la stessa organizzazione si è impadronita delle attività ricreative.

Le ha trasformate in prodotti commerciali, standardizzati, impersonali, di consumo.

Rendendo gli svaghi sempre più simili al lavoro.

E la morte del tempo libero e ristoratore si verifica proprio quando lo passiamo al telefono a scrollare il feed per ore.

Sul divano, intrattenuti da una serie (sì, anche questo è consumismo).

O nei negozi e nei centri commerciali.

Il consumismo implica che tu consumi. Ma al tempo stesso consuma quel poco tempo libero che hai. E finisce per consumare te, di fatto.

Il cerchio della monotonia e dell’impersonalità tende a chiudersi sempre di più.

Per romperlo, e fare spazio all’originalità e alla libera invenzione individuale, lo spirito creativo e volontà di potenza di cui parla Nietzsche, serve uno sforzo continuo, costante, grande.

La rivoluzione parte dal singolo, dall’interiorità, dal modo di concepire la società, gli altri, il proprio valore e il proprio tempo libero.

Da lì può riflettersi anche sulla collettività.

Ma oggi non è così semplice.

La riprova sociale, l’imitazione, l’animale sociale che è in noi e la cultura dominante rendono quasi impossibile la rivoluzione interiore.

Nelle dimensioni attuali della società, uno sforzo del genere non può più essere solo opera dei singoli.

Il tempo libero inquadrato in un’organizzazione rischia di perdere la sua caratteristica essenziale: essere lasciato a disposizione di ciascuno.

Eppure solo un’organizzazione vasta e sistematica quanto quella produttiva può mettere alla portata di tutti i mezzi per gli svaghi.

Significa che dobbiamo metterlo per iscritto, a tavolino.

Organizzarci per ridare valore al tempo libero vero, con gli altri, ai nostri hobby.

Senza preoccuparci di aver perso tempo produttivo destinato al lavoro e quindi al guadagno.

Quale cambiamento auspico?

Normalizzare lo svago, l’ozio, la lettura, la meditazione, la contemplazione, lo sport.

Nel mio caso, il tempo libero e la passione coincidono, per ora, con il movimento all’aria aperta.

L’ho visto essere un vero rigeneratore per corpo e mente.

Una discesa divertente e tecnica in un bosco , un’aperta di gas con gli amici del gruppo.

E sto iniziando a non concepire più questo tempo libero più in funzione del lavoro.

Non più “così mi sfogo, ho le beta-endorfine e poi sono produttivo”.

Lo concepisco come un elemento imprescindibile, senza se e senza ma.

Come il sole che sorge e tramonta.

Parte della nostra natura, e non può essere trascurato.

Ne abbiamo parlato più a fondo in questa newsletter: “Una SOLA ABITUDINE sblocca la performance”

Attenzione: questa è solo una mia passione forte.

Allenarmi in natura, in particolare negli sport di endurance, e vedere e monitorare i cambiamenti, soprattutto i miglioramenti.

Ho chiamato il processo la via del superatleta, e ho scritto anche un breve manuale che presto renderò disponibile.

Ma questo vale per qualsiasi cosa.

Possiamo dedicarci a ciò che vogliamo, purché ci faccia stare bene.

E ci faccia vivere anni significativi. Non monotoni, rigidi, ripetitivi, stressati, di fretta, depressi.

E un giorno magari nevrotici o malati.

Cultura, lettura, contemplazione, filosofia, studio della scienza.

L’altra grande passione, per me, è l’analisi degli studi scientifici.

Leggerli, interpretarli, soprattutto attraverso le metanalisi, sempre nel contesto di nutrizione, performance e integrazione sportiva.

Da lì arrivano spesso le fonti di contenuti come questa newsletter e il canale YouTube.

E anche il razionale della linea di integrazione che ho creato, VALE.

Ti lascio una citazione dall’enciclopedia Giochi e Sport del 1958 sul concetto di tempo libero (puoi saltarla e passare alla sezione successiva):

“È la pace dell’anima, è la certezza di poter godere ancora, dei piaceri minuti, delle cose della natura.

L’affanno del giorno di lavoro è dimenticato, sepolto.

La vacanza, il riposo riportano forza, aiutano a pensare, a vedere.

Ancora una volta l’uomo, per un momento, per uno spiraglio della giornata, è riuscito a salvarsi.

E va sperando che questa salvezza possa durare, con un tempo e uno spazio maggiori davanti, con più libertà di oziare, cioè di riscoprire in pace il mondo e se stesso.”

Crea il tuo svago: il tempo NON è denaro

L’aumento del tempo libero è ciò a cui dobbiamo davvero aspirare, molto più che la carriera, la macchina, la casa, o altre cose o aspirazioni materiali.

Va messo come priorità nel processo di rivoluzione personale.

Con più tempo a disposizione diventano possibili attività completamente nuove.

Le attività creative e intellettuali richiedono intervalli lunghi e ininterrotti.

Per questo un tempo erano riservate a una classe privilegiata di sapienti.

La grande novità che il progresso, la tecnologia e l’AI stanno forse per portare è rendere accessibile a tutti un po’ di quell’ozio fecondo da cui sono nate tante opere d’arte e di scienza.

Lo stesso vale per lo sport.

Allenarsi solo il weekend, o la domenica, non basta per concepire un miglioramento o una nuova performance da esplorare.

L’adattamento fisiologico richiede tempo e dedizione.

Quando, se non nel tempo libero, si possono coltivare le imprese più lontane dai fini immediati?

Sono anche le più nuove e le più ricche di conseguenze imprevedibili.

Tra tante ore al servizio della necessità, nel tempo libero gli uomini hanno il loro possibile.

Se tutti potessero contribuire ad allargare questo possibile, i risultati sarebbero incalcolabili.

E nascerebbe l’età aurea del gioco e del divertimento.

Naturalmente non basta che aumentino le ore libere per vederne i frutti.

I teorici delle scienze sociali parlano già dell’opportunità di educare all’uso del nuovo strumento.

Io però sono convinto che il nuovo tempo libero non vada riempito subito di doveri e necessità.

Serve prima di tutto per giocare. Per momenti di festa e condivisione. Soprattutto per divertirsi.

La sua eventuale maggior durata non deve alterare questa funzione essenziale: ridare agli uomini, dopo tante fatiche, il gioco degli animali e dei bambini.

Che si possa divertirsi in modo stabilmente benefico per sé, partecipando insieme alla vita dell’umanità, lo dimostrano già oggi molte attività di dilettanti.

Non è raro il caso di amatori che hanno raggiunto risultati scientifici, fatto invenzioni importanti, o ottenuto prestazioni vicine a quelle dei professionisti dello sport.

Mi auguro che il tempo libero si avvicini sempre più a un gioco creativo, o a qualcosa di divertente.

E che anche il lavoro professionale, nelle mansioni specializzate richieste dai procedimenti produttivi più moderni e dall’intelligenza artificiale, diventi meno avvilente.

Che lasci più posto alla soddisfazione intellettuale, alla ricerca scientifica, all’impulso creativo.

Un’integrazione tra i due momenti in questo momento storico resta indispensabile.

Se è utopistico pensare a una vita di solo gioco, lo è altrettanto pensare a una discontinuità assoluta tra un lavoro impersonale e ingrato e un gioco libero e creatore.

Il problema è impegnarsi nel ridurre le discontinuità.

Dare tempo e modo di esercitarsi anche agli aspetti della personalità finora sacrificati, e migliorare le condizioni in cui si svolgono le attività necessarie.

Bisogna portare il gioco, il divertimento e lo sport un po’ dappertutto nella vita.

E far sì che ogni giorno sia anche un po’ il settimo giorno.

Io sono arrivato a questa conclusione dopo anni di studi universitari, pensando che la carriera nel senso classico del termine fosse la strada giusta e sicura.

E dopo 6 di attività professionale, ho deciso di seguire solo pochi casi, legati allo sport e performance, e meglio.

Così facendo ho liberato spazio nella settimana per nuove attività creative, che in questa mia fase di vita sono rappresentate dalla ricerca e sviluppo di nuovi integratori naturali per l’endurance con la linea dedicata VALE.

Così come per l’allenamento, senza dover essere frenetico ogni giorno per incastrare la seduta: una camminata, una lettura stimolante di filosofia, più tempo con i miei cari, moglie e familiari.

Ho voluto mettere in discussione il concetto che il tempo è denaro.

In questo ottica ogni ora in meno di ambulatorio o altre attività lavorative è a tutti gli effetti persa, e poteva essere messa a reddito.

Non voglio sposare questa concezione di tempo, e non voglio avere nessuna ansia da prestazione.

Sono io a decidere come passare ogni giorno, senza che un entità esterna, un pensiero comune, un’altra azienda o altre persone mi dicano come passarlo.

Ogni giorno è il settimo giorno

Le idee senza passi pratici restano solo belle frasi e propositi ambiziosi.

Ecco cosa si può iniziare a fare da questa settimana, con queste sei attività:

1. Metti il tempo libero in agenda

Funziona all’inizio, per renderlo un rituale non negoziabile. Poi diventerà parte delle tua abitudini, quella di concederti del sano tempo per te e le tue passioni.

Come una riunione. Con orario e durata. Che sia un allenamento, una passeggiata, una lettura, uno studio, o del tempo con i propri amici o cari o familiari.

Se non lo scrivi e non lo programmi, il lavoro rischia di inglobarlo.

2. Un pomeriggio a settimana NO produttività

Non per recuperare. Non per “caricare le batterie” in funzione del lavoro.

Solo per fare ciò che ti piace. Anche niente. Ma niente in questo caso non vuol dire finire per

scrollare il feed di Instagram. Tempo non di consumismo.

All’inizio potresti sentire il senso di colpa: è la cultura di cui parlavamo sopra insita oramai in noi.

Se hai lavoro a turni può essere anche una micro o macro finestra di ogni giorno.

3. Almeno 30-60 minuti al giorno all’aria aperta

Camminare, pedalare, correre, una passeggiata al mare o nel bosco, o anche non per forza dedita al movimento. Qui vale stare all’aperto, anche solo scambiare due chiacchiere con qualcuno in una panchina del parco o del centro.

Nel 2015 uno studio di Bratman e colleghi (PNAS) ha mostrato che una camminata di 90 minuti in un ambiente naturale riduce la ruminazione mentale più di una camminata in città.

Il cervello smette di rimuginare. E tu torni con più chiarezza.

4. Social detox

Il telefono fuori dalla camera da letto.

Niente schermo nella prima ora dopo il risveglio.

Lo stesso un’ora prima di coricarsi.

Al posto dello scrolling serale: un libro, una passeggiata digestiva, una chiacchierata.

5. Scegli la tua vera passione

Un hobby che non misuri, non monetizzi, non posti.

Il gioco serve a giocare e divertirsi. Non è un secondo lavoro o stress aggiuntivo da gestire.

6. Condividi la passione con altri

Il tempo libero vero è fatto anche di persone e condivisione.

Un’uscita fissa con amici, un gruppo, una comunità. Può essere la corsa o pedalata settimanale, o l’appuntamento in palestra, un corso serale o di lettura, e così via.

Il tempo libero è la base della performance

Se ti alleni per la resistenza e la durability, tutto questo ha un risvolto concreto.

Serve tempo per vedere risultati anche in una passione a cui teniamo.

Il problema vero è che molti di noi trattano l’allenamento come un altro lavoro.

Più ore possibile, più risultati possibile. Incastrati sempre a mille tra un lavoro ed un altro.

Il recupero salta per primo, e il benessere mentale.

In questo caso meglio semplificare e ripartire dalle basi, nell’ordine in cui contano davvero.

Nutrizione, Integrazione, Sonno, Riposo, HRV, potenziamento.

In merito all’HRV:

  • Misurala al mattino, nelle stesse condizioni, per qualche settimana.
  • Guarda la media di 7 giorni
  • Gli studi di Kiviniemi (2007) e Vesterinen (2016) hanno visto che adattare l’allenamento alla HRV può dare benefici simili o migliori rispetto a un piano fisso.
  • Se il trend scende, insieme a sonno e umore peggiori, è il corpo che ti chiede tempo libero.

Dormire meglio, mangiare abbastanza e recuperare davvero migliorano gli adattamenti: mitocondri, capillari, efficienza.

Il tempo libero non sottrae performance. La costruisce.

Altrimenti rischi di diventare come l’eroe Osborn.

L’eroe di Osborn (un po’ tutti siamo quest’uomo) è colui che si affanna per divorare la pista mentre è inchiodato al fondo.
L’integrità della sua psiche è stata compromessa, in alcuni casi distrutta, e tanto meno egli appaga le più elementari necessità dell’animo suo, tanto più raccoglierà angoscia, nient’altro che angoscia.

In totale burnuot sportivo da performance.

L’augurio dell’artista è che questi disegni concorrano a promuovere e rendere feconda la reazione dell’uomo al proprio tempo e al proprio ambiente.

Il quadro di Robert C. Osborn (1904–1994), illustratore e vignettista satirico americano, esprime due concetti chiave:

  • La pista come metafora della vita: l’affanno di correre, produrre e raggiungere obiettivi rischia di trasformarsi in una prigione, anziché condurre alla realizzazione personale.
  • L‘angoscia: più l’individuo trascura i propri bisogni interiori, più si allontana da sé stesso.

Dobbiamo fare sì che ogni giorno sia un po’ il settimo giorno.

Buon tempo libero a tutti.

Dott. Samuele VALENTINI