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Recupero attivo: come ricaricare mente e corpo

Ho sempre messo in discussione la vita sregolata.

Ci sono stati momenti della mia vita in cui ci sono finito dentro per forza di cose.

Già dall’adolescenza, ad esempio, dove sembra che se non ti diverti l’hai sprecata.

Anche se non ho rimpianti, vivevo tutto questo in confronto costante con un’idea di vita in salute.

Mi interessavo già molto al cibo sano, alla nutrizione funzionale per le mie gare di triathlon, o ancora prima per il calcio.

Ho sempre detestato avere un ritmo sbilanciato.

Fare tardi, mangiare male, essere sedentario, aperitivi, frequentare amici da baracca.

Questo perché avevo davanti agli occhi uno stile opposto, che i miei coinquilini all’università definivano “militare”.

Ma a me sembrava tutt’altro che rigido.

Facevo, e faccio tuttora, solo ciò che mi fa stare bene.

E, da sportivo, significa anche riuscire a migliorare la performance.

Conosco molto bene gli effetti negativi dell’alcol su di questa, del sonno insufficiente, di una dieta non controllata, e anche del poco allenamento.

Per migliorare bisogna allenarsi in qualcosa con costanza, e per un periodo molto prolungato nel tempo.

Allenarsi ogni tanto per tenersi in forma non basta.

Né ha senso consigliarlo così, senza un obiettivo più ampio.

Altrimenti prima o poi svanisce.

Mi sono sempre chiesto perché mi sia così naturale l’allenamento quasi ogni giorno, in passato anche due volte, mangiare sano, dormire presto e svegliarmi all’alba.

Per molti è un sogno e un vero e proprio miraggio.

Lo vedo con il mio lavoro.

Ma non è motivazione o forza di volontà.

Anche io ho giornate in cui sono stanco, poco ispirato, senza voglia.

Eppure è un automatismo. Una routine così forte che ormai è radicata.

E anche se è stabile, riesco comunque a concedermi il giusto riposo, momenti OFF e pause dalla programmazione.

Non mi sento prigioniero di questa abitudine, anche se rimane positiva a tutti gli effetti.

E in generale penso che sia bene non dipendere mai da nulla.

Nemmeno dallo sport, o dall’alimentazione sana spinta all’estremo.

Il periodo OFF: salute, natura e silenzio

Sono un grande sostenitore dei periodi di pausa.

Ma non intendo quello che si immagina generalmente.

Il periodo che mi aspetta ora sarà dedicato proprio a una fase di riposo mentale e fisico.

Ad agosto, oltre al matrimonio, mi prendo un po’ di ferie dal lavoro e anche dall’allenamento.

Ma lo sport, per me, è vita: non sparisce mai del tutto, anzi.

Le vacanze diventano sportive, ma in un’altra forma.

Per OFF intendo niente allenamenti programmati, lavori specifici, gare o uscite pesanti.

Solo sport per stare bene a 360°, anche variando discipline.

In queste fasi, che ci sono anche durante l’anno, non solo in estate, mi dedico spesso a camminate in natura, trekking, ferrate, a volte arrampicata in falesia, ciclismo più esplorativo, e potenziamento a corpo libero.

In genere scelgo la montagna, o un ambiente fresco e simile.

Il silenzio dei sentieri, la natura incontaminata, gli animali al pascolo, l’aria frizzante del mattino.

Anche il freddo lo cerco, con i bagni freddi, per puro piacere, e per i benefici che sento subito dopo nella giornata.

Il tempo trascorso in natura, lontano da città, socialità e stimoli costanti, è terapeutico.

L’effetto è profondo e rigenerante.

Per altri, invece, le ferie sono sinonimo di aperitivi, feste, alcol, serate, e sfoghi che durante l’anno si tengono a bada.

Prendiamo Geraint Thomas, ciclista pro: dopo il Tour de France si concede settimane di sregolatezza, alcol fino a vomitare e notti in bianco. Capisco che compensi la fatica e il rigore imposti.

Ma il mio OFF è concepito all’opposto: più salute, più sonno, più natura, più silenzio.

Non deve per forza coincidere con due settimane in agosto.

Io scelgo di avere dei micro-OFF ogni giorno.

Per OFF intendo momenti dove la mente si stacca.

Non lavora, non elabora, non programma. E così la lista è semplice:

  • allenamenti blandi
  • corpo libero all’aperto
  • micro-sonno (power-nap) di 20–30 minuti
  • lettura e scrittura personale
  • silenzio assoluto per almeno 5–10 minuti
  • meditazione o camminate nel verde
  • week-end nella casa di campagna

Ogni giornata deve avere uno spazio libero non negoziabile per la mia salute.

Come il sole che gira intorno alla Terra: è lì, ogni giorno.

Fa parte dei miei valori. Non si mette in discussione.

Per qualcuno potrebbe sembrare un dogma.

Ma non saprei come altro definirlo: l’otium è una parte integrante della mia vita.

Serve equilibrio, e quindi serve anche il negotium (lavoro), ma in alternanza.

La mia nuova routine mattiniera

Negli ultimi tempi, per proteggere questi spazi sacri, e al contempo portare a termine il lavoro, ho deciso di anticipare ancora di più la sveglia.

Ora suona alle 4:45 o 5:00.

Scelgo di svegliarmi con il sole, e allineare il mio ritmo circadiano al suo.

Mi alzo poco prima che faccia luce e mangio prima del tramonto, coricandomi quando fa buio.

È il periodo che amo di più: le giornate iniziano presto e finiscono tardi.

Per sostenerlo, do priorità al dormire presto.

Per molti è un sacrificio.

Lo era anche per me, in passato: la sera è spesso l’unico momento per rilassarsi, stare in famiglia, guardare qualcosa.

Ma il vero relax, per me, è avere tempo al mattino. Non dover correre.

Quando mi sveglio così presto, sento l’energia delle prime ore. È miracoloso.

E so già che la giornata andrà alla grande.

Ne ho parlato nella mia lettera sulla miracle morning: la penombra, il silenzio, le persone ancora addormentate, la luce fioca, i primi uccelli che cinguettano.

L’aria ha un’altra qualità. E dopo una colazione leggera, esco ad allenarmi, di solito in bicicletta, godendomi il mondo che si sveglia, evitando anche il traffico e il grande caldo estivo.

È un privilegio.

E soprattutto: è gratuito.

Camminare, respirare, osservare, allenarsi in natura. I benefici sono enormi.

Ho iniziato a praticare la gratitudine tempo fa.

Ora viene spontanea.

Penso alla fortuna che ho: essere in salute, performare bene, gustarmi il cibo, essere lucido, avere tempo libero.

Rientrato dall’allenamento, in questa nuova routine diversa da quella dei mesi passati, faccio una seconda colazione abbondante e proteica: uova, ricotta, salmone, roast-beef, parmigiano, shake proteico. Più carboidrati ne assumo nel pasto prima e durante.

Gli stimoli nuovi del periodo OFF interrompono la routine.

Attività diverse, ambienti diversi, nuovi sport, nuove persone, nuove montagne.

L’otium crea spazio per nuove idee e motivazione.

La mente ha bisogno di questo.

Il cervello non è fatto per restare sempre in funzione. Serve lo stacco, come accadeva dopo la caccia: sforzo, poi riposo. E poi alimentazione, sonno, recupero.

Ho capito che non inseguo oggetti materiali. Né una carriera “di successo”.

Anche se in effetti, quello che faccio è di successo: le persone migliorano le analisi, perdono peso, performano meglio di prima.

Ma è la conseguenza del mio benessere, non il contrario.

Alla base c’è la competenza, sì. Ma è il mio equilibrio psicofisico a fare la differenza.

Non cerco una casa più grande, né una macchina nuova, né la bici più costosa.

Se arrivano, bene, ma non mi cambierebbe gran che. E non le scambierei con il mio benessere, con il tempo, con la salute mentale, l’attività fisica, la natura, il cibo vero e tutti gli altri elementi di salute.

E nemmeno con la famiglia.

Molti oggi aspirano a fare soldi e diventare “imprenditori di successo”.

Ma vale la pena sacrificare tutto questo per quel tipo di successo?

I soldi devono rimanere un mezzo. Mai un fine. Servono per portare più valore, agli altri e a noi stessi.

Farli per sentirsi “arrivati”, per farsi dire dagli altri che sei ricco, è una follia figlia della nostra cultura malata.

Il mio obiettivo? La salute massima possibile.

Se per fare due soldi in più devo sacrificare cibo vero, sonno, allenamento, natura, relazioni… la risposta è: no grazie.

Certo, ci sono periodi intensi.

Lavoro a progetti, passo giornate intere su una cosa sola. Ma sono fasi.

Propedeutiche al mio benessere prossimo.

Servono per ottenere più tempo libero dopo e più soddisfazione personale.

E ho scoperto che le vere gratificazioni arrivano da imprese sportive che mi nutrono, mi completano.

Sembra una frase fatta, lo so. Ma è così.

Raggiungere obiettivi, vedere progressi, sportivi o personali, dà una soddisfazione autentica.

E ottenere questi miglioramenti sono il fulcro di questa newsletter.

Sono certo che anche tu ne trarrai benefici (se non ne hai già tratto). Performance e salute, insieme.

A tutto questo, nel tempo, aggiungo biohacking, integrazione e sempre nuovi dettagli.

Perché non mi accontento. E perché il gioco del miglioramento, per me, è infinito.

Buon periodo di OFF anche a te.

Dott. Samuele VALENTINI